Quaqquaraqua (in cerca di poltrona?)

2007-09-10 18:49:00 by Luciano Mollea

Poichè conosco il personaggio (e non mi è mai stato simpatico), quest'ultima sua uscita va bastonata a dovere.

Lasciamo perdere le polemiche sul fatto che il liberismo sia di destra o di sinistra, discettar di quelle cose è solo dimostrazione che la gente è poco seria, come cantava Gaber.

Qui non si tratta di delimitare il territorio, qui non si tratta di contare gli intellettuali a destra o a sinistra, perchè gli intellettuali "organici" li voleva tanto Gramsci e il libro di Alesina e Giavazzi è una chiara espressione "inconscia" di quella lobby che (Gramscianamente) ruota intorno al Corriere.

Proprio quel Corriere che si declama liberista ma ha fatto aperta propaganda per una maggioranza di governo che di liberista ha solo un radicale libero (e furbetto): Capezzone. Senza contare che si fermano al liberismo economico, d'altra parte anche il buon Mingardi penso che si ecciti solo al sentir qualcuno che esalti a pappagallo la curva di Laffer o chieda licenziamenti liberi per le imprese o di tutte gli altri estremismi anarco-capitalisti che gli possono venire in mente. D'altra parte per lui che a 25 anni conosce mezzo mondo dei think tank liberisti non è un problema riciclarsi (chissà, come giornalista ed intellettuale con un po' di spostamenti, anche un posto nel nascente partito democratico non glielo nega nessuno), mentre per uno stronzo qualunque che non conosce nessuno chi se ne frega se non paga il mutuo.

Evidentemente l'uomo ha letto (forse) troppo Mises, troppo Von Hayek e non ha capito un cazzo di come gira oggi il mondo (o forse lo ha capito benissimo e si sta "integrando"). Forse se leggesse il fenomenale libro di Alain Cotta, L'exercice du pouvoir, magari capirebbe perchè il quasi endorsement per il partito democratico di Alesina e Giavazzi è solo l'ennesimo tentativo di mantenere il potere di questo ancien regime che ci governa da troppo tempo. Evidentemente anche il buon Mingardi, a furia di frequentare troppi intellettuali ansiosi e vogliosi di dare patenti di liberismo come i maestrini dell'Unità, ha voglia di fare il professorino e si dimentica che un liberale dovrebbe godere della concorrenza vera, quella che sale dal magutt in canottiera (ma pieno di idee) che vuole fare le scarpe all'imbolsito industrialotto con yacht, scarpe fighe, palco alla scala e figlio cocainomane.

Ma si sa, il coraggio uno non può darselo e di Don Abbondio se ne scopre sempre uno nuovo.

Posted in tifo, colera e salmonellosi

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