Rain BBQ - L'arte del barbecue quando piove

2010-08-14 22:41:53 by TW

In extremis, prima di Ferragosto, vi lascio un prezioso consiglio che domani vi potrebbe aiutare. Specie in questo Ferragosto 2010, che si prevede leggermente instabile.

Coloro che patiranno le ire di Giove Pluvio, possono non temere di dover dire addio al loro amato barbecue. Ecco un consiglio che vi permette di salvarvi dalla nuvola persecutrice. Innanzitutto, questa ricetta è testata.

Vi occorre: un grosso cavolo verza, un rotolone di alluminio da cucina, sedano, carota, sale grosso. Tutta roba economica, semplice da trovare e che i più avranno anche in casa.

Si inizia con il barbecue normalmente. Si fa la brace (nel caso di fuoco di legna) o si attende che la carbonella diventi bianca in superficie nel caso si vada a carbone. Nel caso si vada a gas, sappiate che il gas va bene per infastidire il vicino quando emesso dal didietro, o per suicidarsi, ma per il barbecue è solo segno di ignoranza. Intanto, la griglia sarà rovente e potrete pulirla. C'è ancora qualche coglione che pulisce la griglia fredda o dopo il barbecue? 

Se non piove, a questo punto fate la grigliata come al solito. Essendo tendenzialmente già brilli, cuocerete troppo poco le costine di maiale, che i commensali vi tireranno dietro essendo quasi immangiabili (e ricche di germi, data la carente cottura) e troppo gli spiedini, che saranno neri come camerunensi e duri come suole di scarponi militari. Peggio per voi.

Se invece doveste essere così fortunati da meritarvi la pioggia. A questo punto niente panico! Togliete la griglia dal fuoco (usando stracci e non a mani nude, coglioni!) e riponetela temporaneamente in un luogo riparato. Basta che qualcuno ci stia sopra con l'ombrello e va benissimo. A questo punto stendete due fogli di carta di alluminio sulle braci. Due, non siate tirchi. Uno solo si bruciacchia e poi si buca e tutto il lavoro va perso. Due! Chiaro? Tagliate l'alluminio più grande delle dimensioni del braciere del barbecue, in modo che con la parte che avanza potrete fare un bordo alto circa 10 cm. A questo punto, versate acqua sull'alluminio. Se avete fatto le cose per bene e avete messo due fogli (e non uno!) non andrà acqua sulle braci, le quali saranno coperte e al riparo dalle intemperie. L'acqua bollirà molto in fretta in quanto l'alluminio conduce il calore in modo eccellente. Non mettetene troppa. Il giusto. Ora tagliate sedano e carote e mettetele nell'acqua bollente. Aggiungete sale. Lasciate andare 10 minuti e poi mettete le costine prese dalla griglia. Sono ottime anche bollite! Coprite le costine con abbondati foglie di cavolo verza. Ce ne vuole uno strato di 3-4 foglie sovrapposte. Su di esse, mettete il resto della grigliata: spiedini, salsicce, pollo, verdure, nani, froci, culattoni. Verranno cotti a vapore. Il vapore infatti trasuda dal cavolo verza e cuocerà le pietanze sopra. Per protezione e per aumentare l'effetto, coprite di nuovo tutto con un foglio di alluminio. Uno! Non sprecate fogli, cazzo!

Domanda da intelligentone: quanto vanno bollite le costine? Ovviamente per un tempo imprecisato. Dipende da quanto erano cotte prima sull griglia. Se siete fortunati e il temporale vi coglie all'inizio, con le costine appena rosolate, ci vogliono 30-40 minuti. A meno che non abbiate preso le costine del maiale più grasso della storia, nel qual caso ce ne vogliono 50 di minuti. Se il temporale vi becca diciamo a metà cottura, ci vogliono 15-20 minuti. Quanti minuti ci vogliono se il temporale vi coglie a 2/3 di cottura?

Il metodo è collaudato. Se non vi riesce, o avete seguito male le istruzioni, o siete degli imbamboliti. E se avete seguito male le istruzioni, siete comunque imbaboliti.

 

Il Mi(ni)stero della Pubblica Istruzione

2010-07-13 11:01:27 by TW

Il vero problema dell'Università italiana è che essa è indifendibile. E ragioni tipo "è il posto dove manderete i vostri figli", "e il futuro della nazione", "è la sede del sapere", sono irrecepibili da chi concepisce l'Università come un ricettacolo di perditempo, fannulloni,scarti aziendali, mafiosi e poco di buono. Siamo chiari, l'Università è un po' tutto quello che è stato elencato sopra, nel bene e nel male.

Ma il punto fondamentale non è questo. Non ha senso discutere su cosa sia l'Università e su chi la popoli. E' ora di guardarci in faccia e rispondere seriamente e sinceramente ad un po' di domande. Le risposte, valgono sicuramente molto più di mille illazioni, sentimenti, percezioni.

  • L'Università è un periodo di formazione che serve anche alla crescita personale?
  • L'università offre possibilità uniche, irritrovabili nel resto della società?
  • L'università compie un percorso dal passato al futuro, consentendoti di pensare o progettare il domani sulla base dello ieri?
  • L'università compie un percorso dal grande al piccolo e ritorno, portandoti a pensare alle cose sempre più in dettaglio per poi farti osservare che non devi perdere la visione globale?

Se anche una sola delle risposte alle domande precedenti è "sì", allora penso si debba considerare che il ruolo dell'Università, per quanto cialtrona essa sia, nella società, sia sostanziale. Però basta proclami, prese di posizione istituzionali, di comodo o di partito. Se si risponde "sì", alla risposta devono seguire i fatti.

Si danno solo due situazioni, non ce ne può essere una terza. Primo scenario: tutte le risposte sono "no". Bene. E' il caso di risparmiare sulla spesa pubblica. E' il momento di vendere l'Università ai privati. Loro sapranno come modificarla per farla rendere (forse) oppure la smantelleranno, oppure, ancora, la trasformeranno in un ente autoreferenziale di inutili servizi che la prossima crisi, se non questa, spazzerà via. In ogni caso, qualsiasi sia la via, non deve più essere percorsa con soldi pubblici.

Secondo scenario: ci teniamo l'Università pubblica. E' come le scarpe strette: non ho i soldi per comprarle nuove, ma non posso e non voglio camminare scalzo. Pazienza, mi faranno un po' male i piedi e mi segnerò di risparmiare per far modificare queste scarpe o per comprarle nuove appena potrò. In ogni caso, se mi si bagnano le scarpe, le devo asciugare. Se non lo faccio, marciscono e non ci cammino più. Se si rompe il tacco, lo devo far riparare, sennò magari mi faccio male. Se si rompono i lacci, li devo sostituire. In altre parole, seppur poco, ci devo investire.

Non è, chiaramente, possibile un ragionamento del tipo "va bene, teniamoci l'Università, ma che sia a costo zero". Taglio secco dei finanziamenti. Blocco al 20% del turn-over (con azzeramento delle progressioni di carriera). Smantellamento della classe dei ricercatori (toh ... i più giovani ...). E il tutto per 2000 euro all'anno, mediamente, di retta di iscrizione? No, forse i conti non sono stati fatti bene.

Scendiamo ancora più nel dettaglio. Esiste una classe di fannulloni accademici comunemente chiamata "ricercatori". Questi signori R hanno un trattamento completamente differente dai professori, a cominciare dallo stato giuridico, per finire con il trattamento economico e previdenziale. Questi signori R sono, tra i fannulloni, probabilmente i meno fannulloni. E sono anche giovani, per lo più. E hanno mille idee. E hanno ancora energie! Sono anche capaci di fare le scale senza avere una crisi stenocardica. Non come certi matusa imbalsamati o rattoppati! Si dà il caso che questi signori R per legge non hanno alcun obbligo didattico. Però, per malcostume imperante, di didattica i signori R ne hanno sempre fatta eccome. E non è vero che la fanno per lo più per paura del professore cattivo che ti tronca la carriera. No. La fanno per passione. Perché ritengono che forse, nell'Università, sia bene che ci sia anche qualche giovane a dare la sua visione agli studenti. La fanno perché per loro è un metodo per confrontarsi con gli studenti, ma anche con sè stessi. La fanno perché un giorno si ricorderanno di quando erano giovani ed avevano proposto quel corso, che poi è diventato ... chissà cos'è diventato ...

La risposta all'ultimo interrogativo, con l'attuale concomitanza della Manovra Finanziaria e del DDL Gelimini, non l'avremo mai. Non importa.

Ora, si dà il caso che i signori R, dopo anni di didattica, si siano chiesti se ne vale ancora la pena. E si sono risposti di no. E quindi sono ricaduti nel primo scenario: it's someone else problem! Fatela voi ora. Tocca a voi. Non ci avete creduto. Pazienza. Va bene anche così. Pensateci voi. Auguri e so che farete un ottimo lavoro (come sempre). Con pacatezza, ci si ritira in laboratorio. Le aule le si lascia a chi, con l'ascensore, riuscirà a raggiungerle tranfiando.

Ecco, forse quello che non è chiaro ai più è che senza corsi e senza didattica i signori R vivono benissimo lo stesso. Sanno anche scriversi articoli da soli, ottenere fondi e finanziamenti. Vivono anche piuttosto bene. Alcuni sono anche professionisti e hanno, o possono avere, una loro attività. E sanno fare anche molte altre cose, che sicuramente faranno, erodendo, gradualmente, il tempo a questa Università. O, forse, meglio dire alla percezione che si ha dell'Università.

Non serve che si capiscano i motivi. E non serve nemmeno che vengano condivisi. E neppure pensare a cosa accadrà. Sarà quel che sarà. Però, per chi proprio volesse cercare di capirne qualcosa in più, riporto, di seguito, il discorso di resa di Capo Giuseppe (5 Ottobre 1877).

"I am tired of fighting.  Our chiefs are killed.  Looking Glass is dead.  Toohulhulsote is dead.  The old men are all dead.  It is the young men who say yes or no. He who led the young men is dead.
     It is cold and we have no blankets.  The little children are freezing to death.  My people, some of them, have run away to the hills and have no blankets, no food.  No one knows where they are--perhaps freezing to death.  I want to have time to look for my children and see how many I can find.  Maybe I shall find them among the dead.
     Hear me, my chiefs.  I am tired.  My heart is sick and sad.  From where the sun now stands, I will fight no more forever."

Amarcord ferragostano

2009-08-19 08:41:49 by TW

Episodio n° 1

Cortile di villa con giardino e grigliata fumante. Lei è seduta al tavolo. Davanti ha una ciotola colma di verdure, tra cui spiaccano evidenti verdure estive come sedano e finocchi a julienne. Mangia pane integrale. Beve qualcosa di orribile dalla scritta "Ad alto contenuto di fibre". La discussione verte sulla presenza di copioso aglio per le bruschette (che fatte sulla griglia non hanno pari).

Lei: "Ma se non lo digeriamo l'aglio, perché lo mettete? Che senso logico ha mangiare qualcosa che l'intestino non digerisce?".

 

Episodio n° 2

Dopo grigliata alcoolico e accaldato. Lei (diversa da quella di prima) guarda i cani e sentenzia: "Certo che chi ha dato i nomi ai cani non sa molto le lingue ... Doberman ... casomai Doberdog!".

Intervista a Giangiacomo Dindi

2009-07-15 22:54:55 by TW

Il blog riprende la serie delle interviste "famose". Oggi risponde alle nostre domande Giangiacomo Dindi, designer, pubblicitario, esperto di comunicazione. Già firma di famosissime pubblicità (tra cui quella della mostarda Dondi), fattura, mediante la sua azienda, quasi 2 milioni di euro all'anno. Oggi ci commenta il panorama degli spot e della comunicazione.

Dottor Dindi, è un piacere averla con noi. Iniziamo, lei è pubblicitario, designere, esperto di comunicazione ed imprenditore. Dimentichiamo qualcosa?

Si, sono frocio.

 

Ah ecco, ci scusi. Senta, come le pare il panorama odierno dei messaggi pubblicitari o dei "consigli per gli acquisti"?

Beh, come sempre i messaggi veicolati dalla pubblicità ricalcano in qualche modo i sentimenti sociali, le tensioni, le paure, le euforie. Non a caso, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un incrudelire di certi messaggi, che andavano di pari passo con alcune crescenti tensioni sociali.

 

E quali sono i punti fondamentali su cui verte la pubblicità di oggi?

Alla fine sono sempre i soliti i messaggi. Si ammicca, si fa intravedere, si allude, si esagera, si shocka, si illanguidisce, si sdilinquisce, si eccita ... il fine è sempre lo stesso, ma cambia il modo.

 

Chi gioca il ruolo fondamentale nella pubblicità?

Sicuramente la donna. Ancora oggi una fetta consistente di pubblicità gira attorno a quelle stronze cretine!

 

Ma Dottor Dindi!

Si, mi scusi ... è che a volte perdo la calma quando vedo o penso a certe cose ... mamma mia ... sono tutto sudato ...

 

Si vabbè. Senta: come mai la donna monopolizza ancora i messaggi pubblicitari?

Perché sia l'uomo che la donna sono ricettivi ai messaggi femminili. Curiosamente, molte pubblicità di prodotti tipicamente femminili sono comunque incentrati sulla donna e non sull'uomo. La donna, insomma, veicola un messaggio più credibile, chiaro, diretto e sessuale ...

 

Sessuale? Ma insomma ... non tutte le pubblicità sfruttano la donna in questo modo.

Invece si. Ci pensi. La donna è sempre mercificata nelle pubblicità come oggetto sessuale. Ed i messaggi non sono nemmeno molto velati. Le elenco, in ordine, i messaggi veicolati da queste putt ... ehm ... testimonial ...

  1. Fiammetta è la prima che prendiamo in considerazione. Nei primi spot (della TIM, ndr) appare di schiena, quasi invisibile. Un ammiccamento e poche parole pronunciate con la "r" moscia. Ed una cascata di capelli biondi. Poi, si svela intrigante, bellissima e ottima musicista. Si capisce bene che piace a tutti, ma a lei piace il solo che non la caga. Il tempo di portare il trabiccolo in spiaggia ed è già seminuda, chiappe al vento che si spara tra le onde come un siluro. E poi, ultimamente, balla. Ma guardate bene, il messaggio è decisamente sessuale: i capelli biondi e lisci sono un ricordo. Ora è scarmigliata e con una ricrescita scura peggiore di quella della Ventura. Si vede che è tinta. E poi ha l'aria sbattuta. Balla come se non potesse fare altro. E' schiava dei 3 tipi del furgoncino ... anzi, dei 2 ... visto che uno è quello scemo che compone e che ruba il mestiere al falegname.
  2. Poi viene la signorina Boccasana. Che dire ... boccasana ... serve commentare ulteriormente? Casualmente le urlano "Boccasana" per strada, da una moto in corsa. Anche qui, direi che l'immagine è chiara.
  3. La mia preferita però rimane quella del Chilly, che ama le sensazioni forti e decise. E le ama mentre brandisce dei cubetti di ghiaccio, vestita con un completino aderente che non aspetta altro di essere strappato a morsi. Ma chi non gliele farebbe provare le sensazioni decise ad una così? Scommetto che anche molte donne avrebbero voglia di strapazzarla un po' ... ecco perché il messaggio funziona.

 

Ci ha svelato un sacco di segreti. Ci congediamo con un'ultima domanda: ma lei come vede la posizione sociale (e quindi nella pubblicità) della donna oggi?

Come nella pubblicità, in una posizione di comando: imprenditrice unica e decisa del pistoncino del chilly.

Seconde nozze con la morte

2009-07-02 09:52:36 by TW

Era da un po' che volevo scrivere dell'oblio indemocratico gettato dalla morte su alcuni personaggi. Si dice che non vi sia nulla di più democratico della morte. Non è vero. Ci sono casi particolari in cui anche la morte perde la sua democraticità. In cui si deve inchinare alle regole dello sciò bisnes.

E' il caso dei "morti secondi". Personaggi che hanno avuto la sfortuna (oppure in realtà la fortuna, non saprei dire) di scomparire a pochi giorni (talune volte anche a poche ore) di distanza da un personaggio molto più in voga o famoso di loro. E che, per questo, sono stati quasi completamente dimenticati. Sono, di fatto, in seconde nozze con la morte ...

Ci sono esempi eclatanti:

  • Madre Teresa di Calcutta muore pochissimi giorni dopo Lady Diana . Il bailamme mediatico ci perfora lo scroto per anni con la storia del tunnel, della mercedes, di lei che porcheggiava con l'arabo, dei complotti, dell'autista sbronzo ... e Madre Teresa (beata e premio Nobel per la Pace) viene tumulata in silenzio.
  • Il premio sfiga va però a Roland Ratzenberger , pilota di formula 1. Certo che al volante di una Simtek ... dove pensava di andare? E poi lui si è schiantato nelle qualifiche, mentre di tutt'altra caratura è la morte, il giorno dopo, di Ayrton Senna. Su su ... quanti si ricordano del povero Ratzy?
  • Storia recente è quella di Michael Jackson e Farrah Fawcett. Probabilmente sono morti a poche ore di distanza, addirittura. Se le notizie su Jacko impazzano in tv e sui giornali, dell'angelo biondo pare essersi ricordato solamente Gramellini (per altro in un articolo davvero commovente). 
Non c'è bisogno di un Messia per vincere la morte. Bastano due giornali e un po' di tv.