Il Mi(ni)stero della Pubblica Istruzione
2010-07-13 11:01:27 by TWIl vero problema dell'Università italiana è che essa è indifendibile. E ragioni tipo "è il posto dove manderete i vostri figli", "e il futuro della nazione", "è la sede del sapere", sono irrecepibili da chi concepisce l'Università come un ricettacolo di perditempo, fannulloni,scarti aziendali, mafiosi e poco di buono. Siamo chiari, l'Università è un po' tutto quello che è stato elencato sopra, nel bene e nel male.
Ma il punto fondamentale non è questo. Non ha senso discutere su cosa sia l'Università e su chi la popoli. E' ora di guardarci in faccia e rispondere seriamente e sinceramente ad un po' di domande. Le risposte, valgono sicuramente molto più di mille illazioni, sentimenti, percezioni.
- L'Università è un periodo di formazione che serve anche alla crescita personale?
- L'università offre possibilità uniche, irritrovabili nel resto della società?
- L'università compie un percorso dal passato al futuro, consentendoti di pensare o progettare il domani sulla base dello ieri?
- L'università compie un percorso dal grande al piccolo e ritorno, portandoti a pensare alle cose sempre più in dettaglio per poi farti osservare che non devi perdere la visione globale?
Se anche una sola delle risposte alle domande precedenti è "sì", allora penso si debba considerare che il ruolo dell'Università, per quanto cialtrona essa sia, nella società, sia sostanziale. Però basta proclami, prese di posizione istituzionali, di comodo o di partito. Se si risponde "sì", alla risposta devono seguire i fatti.
Si danno solo due situazioni, non ce ne può essere una terza. Primo scenario: tutte le risposte sono "no". Bene. E' il caso di risparmiare sulla spesa pubblica. E' il momento di vendere l'Università ai privati. Loro sapranno come modificarla per farla rendere (forse) oppure la smantelleranno, oppure, ancora, la trasformeranno in un ente autoreferenziale di inutili servizi che la prossima crisi, se non questa, spazzerà via. In ogni caso, qualsiasi sia la via, non deve più essere percorsa con soldi pubblici.
Secondo scenario: ci teniamo l'Università pubblica. E' come le scarpe strette: non ho i soldi per comprarle nuove, ma non posso e non voglio camminare scalzo. Pazienza, mi faranno un po' male i piedi e mi segnerò di risparmiare per far modificare queste scarpe o per comprarle nuove appena potrò. In ogni caso, se mi si bagnano le scarpe, le devo asciugare. Se non lo faccio, marciscono e non ci cammino più. Se si rompe il tacco, lo devo far riparare, sennò magari mi faccio male. Se si rompono i lacci, li devo sostituire. In altre parole, seppur poco, ci devo investire.
Non è, chiaramente, possibile un ragionamento del tipo "va bene, teniamoci l'Università, ma che sia a costo zero". Taglio secco dei finanziamenti. Blocco al 20% del turn-over (con azzeramento delle progressioni di carriera). Smantellamento della classe dei ricercatori (toh ... i più giovani ...). E il tutto per 2000 euro all'anno, mediamente, di retta di iscrizione? No, forse i conti non sono stati fatti bene.
Scendiamo ancora più nel dettaglio. Esiste una classe di fannulloni accademici comunemente chiamata "ricercatori". Questi signori R hanno un trattamento completamente differente dai professori, a cominciare dallo stato giuridico, per finire con il trattamento economico e previdenziale. Questi signori R sono, tra i fannulloni, probabilmente i meno fannulloni. E sono anche giovani, per lo più. E hanno mille idee. E hanno ancora energie! Sono anche capaci di fare le scale senza avere una crisi stenocardica. Non come certi matusa imbalsamati o rattoppati! Si dà il caso che questi signori R per legge non hanno alcun obbligo didattico. Però, per malcostume imperante, di didattica i signori R ne hanno sempre fatta eccome. E non è vero che la fanno per lo più per paura del professore cattivo che ti tronca la carriera. No. La fanno per passione. Perché ritengono che forse, nell'Università, sia bene che ci sia anche qualche giovane a dare la sua visione agli studenti. La fanno perché per loro è un metodo per confrontarsi con gli studenti, ma anche con sè stessi. La fanno perché un giorno si ricorderanno di quando erano giovani ed avevano proposto quel corso, che poi è diventato ... chissà cos'è diventato ...
La risposta all'ultimo interrogativo, con l'attuale concomitanza della Manovra Finanziaria e del DDL Gelimini, non l'avremo mai. Non importa.
Ora, si dà il caso che i signori R, dopo anni di didattica, si siano chiesti se ne vale ancora la pena. E si sono risposti di no. E quindi sono ricaduti nel primo scenario: it's someone else problem! Fatela voi ora. Tocca a voi. Non ci avete creduto. Pazienza. Va bene anche così. Pensateci voi. Auguri e so che farete un ottimo lavoro (come sempre). Con pacatezza, ci si ritira in laboratorio. Le aule le si lascia a chi, con l'ascensore, riuscirà a raggiungerle tranfiando.
Ecco, forse quello che non è chiaro ai più è che senza corsi e senza didattica i signori R vivono benissimo lo stesso. Sanno anche scriversi articoli da soli, ottenere fondi e finanziamenti. Vivono anche piuttosto bene. Alcuni sono anche professionisti e hanno, o possono avere, una loro attività. E sanno fare anche molte altre cose, che sicuramente faranno, erodendo, gradualmente, il tempo a questa Università. O, forse, meglio dire alla percezione che si ha dell'Università.
Non serve che si capiscano i motivi. E non serve nemmeno che vengano condivisi. E neppure pensare a cosa accadrà. Sarà quel che sarà. Però, per chi proprio volesse cercare di capirne qualcosa in più, riporto, di seguito, il discorso di resa di Capo Giuseppe (5 Ottobre 1877).
"I am tired of fighting. Our chiefs are killed. Looking Glass is dead. Toohulhulsote is dead. The old men are all dead. It is the young men who say yes or no. He who led the young men is dead.
It is cold and we have no blankets. The little children are freezing to death. My people, some of them, have run away to the hills and have no blankets, no food. No one knows where they are--perhaps freezing to death. I want to have time to look for my children and see how many I can find. Maybe I shall find them among the dead.
Hear me, my chiefs. I am tired. My heart is sick and sad. From where the sun now stands, I will fight no more forever."