Un Sollecito per Fort Knox

2011-10-04 09:28:05 by Bruno Gianardo

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti dall'accusa di omicidio di Meredith Kercher «per non avere commesso il fatto».
Per quanto io possa detestare i due ragazzi, e magari essere anche convinto che siano stati coinvolti nel delitto, la sentenza è giusta.

Come ricordato dal presidente della corte, l’articolo 533 del Codice di procedura penale prevede la condanna «solo se l’imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio».
Logico, impeccabile.

E infatti in questa vicenda il «ragionevole dubbio» sussiste eccome. Perché? Perché gli inquirenti NON SONO STATI IN GRADO DI PRODURRE DELLE PROVE INCONFUTABILI della colpevolezza del duo.

Come nel caso Stasi.
Come nel ventennale caso di Simonetta Cesaroni (qui in primo grado è stato condannato l'ex fidanzato...ma ci sono molti punti oscuri nella vicenda, tant'è che è in corso il processo di secondo grado).
Come nel clamoroso caso di Cogne.

La piazza ha poco da indignarsi , poco da puntare il dito sul fatto che "i figli di papà la fanno franca perché hanno i soldi", poco da ipotizzare una fantomatica "manina degli USA" dietro alla scarcerazione, poco da schierarsi in tifoserie (come SEMPRE accade in Italia: l'oggettività dei fatti è sempre ridotta a battibecchi tra fazioni).
Se Guede è in carcere e gli altri no, è perché del primo sono state trovate le impronte sulla scena del crimine e degli altri no.

E meno male che la sentenza è stata presa basandosi sui riscontri oggettivi e non sugli umori della piazza: già nel caso Cogne la Franzoni è stata ritenuta colpevole su basi decisamente labili solo per venire incontro al forte sentimento di antipatia suscitato dai comportamenti dell'imputata.
Quando la giustizia segue la "vox populi" piuttosto che la fredda ma logica espressione delle prove oggettive, ci si avvia verso una deriva forcaiola le cui conseguenze sono imprevedibili ma comunque negative.

E va ancora detta una cosa a chi gridava "Vergogna, vergogna": è vero, sovente gli inquirenti sono incompetenti e i magistrati superficiali ed incilini a far sedimentare le pratiche oltre ogni ragionevole limite temporale ("Imparate a...?").
Però la vita reale non è CSI: bisogna accettare che molte volte le prove della colpevolezza di un accusato non sono assolutamente rilevabili. Molte volte il colpevole è veramente troppo scaltro per i metodi degli investigatori.
In quei casi purtroppo non c'è uno sceneggiatore che fa saltare fuori gli indizi al momento opportuno.

Quindi: chi indaga deve sicuramente MIGLIORARE nel proprio lavoro, ma questo non inficia l'assunto principale.

Ogni accusato è INNOCENTE finché non siano prodotti elementi che ne indicano la colpevolezza.
Al di là di OGNI ragionevole dubbio.

Polifailure

2011-09-12 15:38:15 by Bruno Gianardo

Da qualche tempo, la città sabauda è tappezzata di manifesti prodotti dal Politecnico di Torino, concepiti per attrarre giovini virgulti nelle aule dell'ateneo allo scopo di formare le menti delle nuove generazioni (e per rimpinguare le casse dell'Ente stesso, che non fa mai male eh...)

"Come invogliare i potenziali studenti ad iscriversi al Politecnico?" avran sicuramente pensato le eccelse eminenze grigie dell'ateneo, e i consulenti di immagine reclutati alla bisogna...

"MA CERTO! Facciamo un elenco (esposto in modalità "net-of-contacts" che fa molto "social network" e "web 2.0"...che non so cosa vogliano dire, ma vanno di moda e tant'è!) di persone di che hanno raggiunto posizioni di successo e che si sono laureate al Politecnico!"

Il risultato è il seguente:



(chiedo scusa per la qualità dell'immagine, ma purtroppo non ne esiste una versione digitale sufficientemente chiara in rete)

Eh sì! In effetti devo dire che "JOHN, Ingegnere Gestionale" è riuscito SICURAMENTE a raggiungere la posizione di "Presidente FIAT" SOLO in virtù dell'alto livello di formazione che ha ricevuto presso il glorioso Ateneo...chiunque ritenga che ci siano motivazioni di ALTRO genere che possono averne, diciamo così, "agevolato" la carriera è certamente un malpensante!

(E oltre al succitato caso macroscopico, ne vedo citati anche altri in cui lo ius sanguinis ha avuto il suo determinante ruolo...voi no?)

Al succo...la linea pubblicitaria poteva anche essere in qualche modo vincente, ma è stato un IDIOTA chi ha suggerito certi nomi per cui EVIDENTEMENTE la formazione ha rivestito un ruolo marginale nel raggiungimento di determinate posizioni.
E naturalmente, sono stati altrettanto IDIOTI coloro che hanno accettato questa campagna pubblicitaria.

Mi chiedo come mai non impegnino piuttosto il proprio tempo nel riportare la qualità dell'insegnamento ai livelli precedenti agli anni '90, quando chi si laureava al Politecnico di Torino era veramente in grado di asfaltare chiunque con la propria competenza tecnica!

P.S.: a meno che l'intenzione del gotha del Poli fosse quella di veicolare il messaggio "Ehi, se vieni al Poli potrai avere l'opportunità di sedere gomito a gomito con uno o più figli di notabili...così tu e la tua famiglia potrete sicuramente vantarvene in società...e magari, chi lo sa, nel caso che ve li facciate amici potreste averne qualche beneficio...qualche regalìa...pensateci!"
Ok, è squallido, ma si sa: il "bobolo" è pecorone e tiene più alla forma che alla sostanza...e quando si tratta di fare cassa non conviene stare a fare tanto i difficili sui metodi con cui si riesce a far entrare il pubblico pagante nel carrozzone...

Come dovrebbesi dimostrare

2011-07-08 15:11:07 by Bruno Gianardo

Il modus operandi di un "Ente strumentale della Pubblica Amministrazione Locale" A CASO presso cui presto la mia opera, è stato di recente oggetto di accuse e interrogazioni varie da parte di uno degli Enti Fruitori dei servizi erogati.
Mi astengo da considerazioni sulla solidità e logicità di tali pesanti critiche e sulle eventuali possibili ipotizzabili letture in chiave squisitamente politica delle medesime, e mi limiterò a testimoniare che tali discorsi hanno gettato nel panico la stragrande maggioranza degli impiegati, giustamente preoccupati riguardo al proprio futuro lavorativo.

I Rappresentanti Sindacali hanno pertanto invitato "in occasione della discussione all'Ente Fruitore dell'OdG "Quale futuro per l'Ente Strumentale"" tutti i colleghi a partecipare al "PRESIDIO delle lavoratrici e lavoratori dell'Ente Strumentale
davanti alla sede dell'Ente Fruitore, oggi giorno X a partire dalle ore 17.00
"

Non sono un fanatico di questa metodologia di protesta, però riconosco che in determinati contesti si renda necessario ribadire i concetti in vari modi.
Capisco anche che la presenza massiccia dei lavoratori sia stata uno specchio fedele del fatto che essi abbiano veramente a cuore il lavoro che svolgono.

Però, secondo me, nei confronti dell'Ente Fruitore sarebbe stata più efficace la presenza di una ridotta rappresentanza che sostenesse un messaggio ben chiaro:
"Qui siamo in pochi oggi non perché non crediamo nel lavoro che svolgiamo, ma perché tutti i nostri altri colleghi sono in sede a garantire la continuità dei servizi essenziali anche durante lo svolgimento della seduta in corso".

O no?

Non si fanno votare così anche i cavalli?

2011-05-13 15:09:22 by Bruno Gianardo

...ossia con il paraocchi!

Forse il paragone più azzeccato sarebbe stato con le pecore, ma il concetto di fondo rimane.

In questi giorni in cui impazza la kermesse elettorale in alcune grandi città, si assiste ai soliti stucchevoli ed ipocriti siparietti volti all'unica cosa che conta: accaparrarsi voti, poi si vedrà.

Non si possono sottrarre a questi giochetti i media di informazione come l'"apparecchio utile solo per guardare i DVD e le serie scaricate da eMule" e ovviamente la carta sporcata.

In particolare, l'Espresso titola con importanza, riferendosi alle elezioni nel capoluogo lombardo: "Ron e Scanu con Letizia, Vecchioni con Giuliano"
La reazione che scatenano in me rivelazioni di questo tipo è: "E con questo? Machiccazzosenefrega!"

In base a quale ragionamento io dovrei essere invogliato a votare l'uno o l'altro in virtù del fatto che la celebrità tale sponsorizzi l'uno piuttosto che l'altro candidato?
Secondo me in base ad un ragionamento di stampo pubblicitario secondo il quale se io mi comporto come quella celebrità, allora automaticamente divento suo pari (o almeno entro a far parte del suo "entourage") e quindi figo/carismatico/di successo come lui/lei...

Un po' come quando si mette George Clooney a fare la pubblicità della tal macchina del caffè o del tal operatore di fonia.

Ciò vuol dire che si parte dal presupposto che l'elettore non sia in grado di usare la propria testa per decidere quale candidato abbia le proposte più interessanti e/o sia meno cialtrone degli altri.
Si fa vedere che il capobranco sostiene X, e quindi tutto il branco deve scegliere X se vuole aspirare ad essere come il capo.

Purtroppo i fatti testimoniano che la maggioranza della popolazione (non solo italiana, badiamo bene: questo è uno dei tanti malcostumi importati dagli USA, dove da sempre gli show elettorali coinvolgono i beniamini del pubblico - ad es. Springsteen a sostegno di Obama etc...) è costituita da individui gregari che calzano alla perfezione in questo specifico modello.
E ahinoi una grande percentuale di questi individui detiene (INSPIEGABILMENTE) il diritto di voto.

Questa situazione a sua volta è lo specchio della mancanza di contenuti che caratterizza i confronti elettorali (e in generale tutta la politica) attuale.
A me non frega un fico secco che mio cugino, il mio compagno di banco, il mio collega, il mio ex-capo, il mio parroco, il mio cantante preferito sostengano un determinato individuo per rendermelo appetibile elettoralmente.

Anzi, non capiscono che con la loro ingerenza, la loro presenza opprimente, il loro volantinaggio ossessivo all'uscita dal lavoro non fanno che ottenere l'effetto opposto.
Perché la prima cosa che mi viene da pensare è che il loro beniamino sia tanto incapace da non riuscire a convincermi con la forza delle proprie opinioni, ma solo ricorrendo alle raccomandazioni e al passaparola.

Classico con brio

2011-02-03 12:34:19 by Bruno Gianardo

Riporto l'editoriale di Fabio Paravisi pubblicato su Metro del 2 febbraio.

Analisi molto interessante e conclusioni decisamente ficcanti!

RIFLETTORI SUL CLASSICO

Si scelgono le materie per la Maturità: i titoli dei giornali annunciano che al Classico è uscito Latino. Servizi dei telegiornali sul giorno dell'esame: ma andiamo con il nostro inviato davanti a un noto Liceo Classico. Fiction ambientata tra gli studenti delle superiori: dunque, c'è questo Liceo Classico romano... (lo so, l'ultima della Littizzetto si svolge in uno Scientifico torinese, il che fa abbassare la media dei classici romani al 98%).
In teoria giornali, televisioni e film dovrebbero coinvolgere la gente.. Invece quasi mai si parla degli istituti superiori più frequentati: Liceo Scientifico, Istituto commerciale e Istituto tecnico. Mentre i riflettori sono sempre puntati su studenti impegnati a tradurre lingue il cui ultimo utilizzatore è stato sepolto qualche secolo fa, e il cui quinto anno per motivi esoterici non si chiama Quinta come vorrebbe la logica ma Terza.

Tutto questo mandando un caro saluto a Giovanni Gentile, solo per sottolineare come anche in questo dettaglio si vede lo snobismo e l'autoreferenzialità di chi guida questo Paese (e la sua comunicazione, che della società di oggi è una grossa fetta). Che da sempre esce in blocco dal Classico. E, senza nemmeno porsi il problema, mette automaticamente davanti a tutto la propria esperienza e il proprio sistema di valori, convinto che siano nemmeno i migliori ma gli unici possibili.

Io? Io ho fatto il Liceo Artistico. Perché, cosa Volete insinuare?

Devo dire che sono decisamente d'accordo con il quadro raffigurato dall'editorialista...anche perché io ho fatto lo scientifico! :-)))

In particolar modo, ritengo molto appropriato il riferimento all'autoreferenzialità snobistica con tutto il "sistema dei valori" che si porta appresso...

Pare che manchi proprio, a 360°, la capacità di relazionarsi con il mondo reale, al di là dello sciacallaggio sui fatti eclatanti di cronaca...non stupiamoci poi se i tanto acclamati reportage sulla società italiana continuano a fotografare situazioni infarcite di luoghi comuni che esistono solo nella testa di chi li pubblica!