Mi rendo conto che con questo post concludo un trittico che mi bollerà sicuramente come "razzista"...ma spero che qualcuno non si fermi alla prima lettura frettolosa, e che quindi si trovi poi almeno un po' d'accordo con me...
Io sono cresciuto parlando dialetto in casa, perché i miei genitori lo ritenevano una prassi naturale: loro si sono sempre espressi in dialetto in famiglia, ed avrebbero ritenuto artificioso rivolgersi a me in italiano.
E, secondo punto ma non meno importante, hanno sempre ritenuto la "lingua" del luogo d'origine un retaggio importante da tramandare nel tempo.
Ritengo, con una punta di orgoglio, che l'esercizio del dialetto non abbia impedito a loro né al sottoscritto di riuscire ad esprimersi correttamente in lingua italiana, cercando peraltro di conservare una dizione quanto più possibile appropriata.
La pratica messa in atto all'interno della mia famiglia era invece guardata con avversione e supponenza da gran parte delle famiglie dei miei compagni di scuola, poiché sostenevano che l'utilizzo del dialetto avrebbe favorito l'introduzione di forme errate nell'impiego della lingua italiana.
E per evitare questo comunque deplorevole risvolto, continuavano magari ad esprimersi in dialetto tra di loro, rivolgendosi in italiano alla prole.
Parafrasando De Andrè, "il seguito prova che avevano torto"
(a passage of time)
Da alcuni giorni è in onda sulle reti Rai uno spot in cui appare una bimba intenta a recitare l'analogo della classica poesiola natalizia, incentrata però sulla celebrazione della diffusione del Digitale Terrestre, con interventi di altri bambini.
L'idea di per sé è carina, la realizzazione molto meno.
Per tutto il tempo infatti, si assiste ad un susseguirsi di "naDale", "menDre", "diGGitale teRestre"...
La prima cosa che mi è saltata in mente è stata la (da parte mia condivisibile) affermazione di Roberto Castelli sul fatto che "siamo stufi di sentire attori che si esprimono in romanesco in qualunque contesto geografico"
Mi spiego: non ho assolutamente nulla contro l'impiego del dialetto nelle trasmissioni televisive, né sulla caratterizzazione dei personaggi attraverso la riproduzione di cadenze e accenti tipici della propria tradizione regionale, siano essi veneti, siciliani, laziali, lombardi o napoletani.
Tuttavia, in un contesto dereferenziato dalla localizzazione geografica, mi aspetterei (soprattutto dalla TV di Stato) che venisse curato maggiormente l'utilizzo della lingua italiana secondo i canoni che la regolamentano secondo quanto insegna la letteratura.
Un tempo la Rai non avrebbe mai accettato di mandare in onda un contenuto in cui la qualità del parlato fosse scadente.
Oggi invece si assiste puntualmente ad una sequela di errori, strafalcioni, modi verbali improbabili, pronunce errate (senza contare la deriva "allargante" riscontrabile in quasi tutto il parlato giovanile odierno, dove pare essere rimasta un'unica vocale, la "a", pronunciata in modo da scimmiottare tutte le vocali classiche...) commessi da attori, giornalisti, presentatori e chi più ne ha più ne metta.
Questo è deplorevole, oltre che offensivo per le orecchie, e secondo me chi è responsabile dell'insegnamento nel nostro Paese dovrebbe agire affinché nelle scuole vengano insegnate con maggior precisione e rigore le giuste regole e la corretta pronuncia della lingua italiana.
Sempre che chi è preposto ad insegnare tali rudimenti li conosca in prima persona...cosa della quale dubito fortemente!