Far West e demagogia
2007-11-12 12:31:23 by Bruno GianardoNon sono assolutamente d'accordo con le considerazioni espresse dalla maggioranza dell'opinione pubblica riguardo la brutta vicenda del ragazzo romano ucciso ieri all'autogrill vicino ad Arezzo.
Vorrei proprio prendere come punto di partenza la definizione che ho dato della vittima: un "ragazzo romano", non "un tifoso laziale". Perché secondo me è proprio quest'ultima accezione che non c'entra assolutamente niente!
La giornata di ieri è stata tutta un susseguirsi di frasi pompose da parte di tutti gli opinionisti possibili ed immaginabili: chi diceva che bisognava fermare il calcio una volta per tutte, chi diceva che così facendo ci si consegnava mani e piedi alle intemperanze dei facinorosi del tifo organizzato, tutti più o meno a tracciare paralleli con la vicenda dell'uccisione dell'Ispettore Raciti.
E tutti hanno sbagliato.
Perché le due vicende non hanno alcun punto in comune: allora la morte del poliziotto era stata causata dallo scontro tra frange di tifoseria estrema organizzata, ed era giusta l'intenzione di dare un segnale forte per scoraggiare questi episodi di guerriglia (tra il dire ed il fare c'è stato il solito Mare Nostrum che intercorre tra il "vorrei" e il "non posso", con la complicità dei "nessunotocchicaino" e dei "devopoterfareilcazzochevoglio"); in questo caso invece si tratta del colossale, madornale, tragico, insensato e condannabile errore di un agente di polizia. Non c'entra niente il tifo calcistico. Il fatto che il ragazzo stesse andando a vedere una partita non c'entra nulla con le circostanze della sua morte. Poteva capitare ad un appassionato di motori che stesse andando a Monza a vedere il GP di Formula 1.
Per questo reputo un'assurdità l'eventuale intenzione di sospendere la giornata di campionato. Ripeto: se la medesima vicenda fosse capitata ad una persona che si stava recando al Gran Premio, forse la Federazione della Formula 1 avrebbe sospeso la corsa?
Per questo trovo insensate le proteste inscenate a Milano, Bergamo e Roma, giustificando le prime due solo perché la vicenda era capitata da poco e non erano ancora chiare le circostanze dell'accaduto.
Reputo altresì disdicevole che stamattina i mezzi d'informazione continuino a cavalcare la medesima onda, battendo il tamburo della demagogia e pubblicando le tempestive interviste alla vedova Raciti (e lasciatela in pace, razza di stronzi maledetti!) che, comprensibilmente, è ancora profondamente scossa dalla tragedia occorsa alla propria famiglia, tanto da non poter essere considerata il massimo dell'obiettività in materia!
Sono d'accordo con quanto espresso da Roberto Beccantini su La Stampa, mentre ad esempio non sono assolutamente d'accordo con il punto di vista di Mariano Sabatini su Metro (opinionista che solitmente invece condivido).
Non è invece lecito che prendano piede scene di guerriglia come quelle di Bergamo e di Roma: si è soliti dire che "Il calcio è malato". Molto semplicemente in questo caso ritengo sia il Ministero dell'Interno ad essere alla frutta.
Visto che Prodi è in costante contatto con Amato sull'emergenza, che agisca!
Vorrei proprio prendere come punto di partenza la definizione che ho dato della vittima: un "ragazzo romano", non "un tifoso laziale". Perché secondo me è proprio quest'ultima accezione che non c'entra assolutamente niente!
La giornata di ieri è stata tutta un susseguirsi di frasi pompose da parte di tutti gli opinionisti possibili ed immaginabili: chi diceva che bisognava fermare il calcio una volta per tutte, chi diceva che così facendo ci si consegnava mani e piedi alle intemperanze dei facinorosi del tifo organizzato, tutti più o meno a tracciare paralleli con la vicenda dell'uccisione dell'Ispettore Raciti.
E tutti hanno sbagliato.
Perché le due vicende non hanno alcun punto in comune: allora la morte del poliziotto era stata causata dallo scontro tra frange di tifoseria estrema organizzata, ed era giusta l'intenzione di dare un segnale forte per scoraggiare questi episodi di guerriglia (tra il dire ed il fare c'è stato il solito Mare Nostrum che intercorre tra il "vorrei" e il "non posso", con la complicità dei "nessunotocchicaino" e dei "devopoterfareilcazzochevoglio"); in questo caso invece si tratta del colossale, madornale, tragico, insensato e condannabile errore di un agente di polizia. Non c'entra niente il tifo calcistico. Il fatto che il ragazzo stesse andando a vedere una partita non c'entra nulla con le circostanze della sua morte. Poteva capitare ad un appassionato di motori che stesse andando a Monza a vedere il GP di Formula 1.
Per questo reputo un'assurdità l'eventuale intenzione di sospendere la giornata di campionato. Ripeto: se la medesima vicenda fosse capitata ad una persona che si stava recando al Gran Premio, forse la Federazione della Formula 1 avrebbe sospeso la corsa?
Per questo trovo insensate le proteste inscenate a Milano, Bergamo e Roma, giustificando le prime due solo perché la vicenda era capitata da poco e non erano ancora chiare le circostanze dell'accaduto.
Reputo altresì disdicevole che stamattina i mezzi d'informazione continuino a cavalcare la medesima onda, battendo il tamburo della demagogia e pubblicando le tempestive interviste alla vedova Raciti (e lasciatela in pace, razza di stronzi maledetti!) che, comprensibilmente, è ancora profondamente scossa dalla tragedia occorsa alla propria famiglia, tanto da non poter essere considerata il massimo dell'obiettività in materia!
Sono d'accordo con quanto espresso da Roberto Beccantini su La Stampa, mentre ad esempio non sono assolutamente d'accordo con il punto di vista di Mariano Sabatini su Metro (opinionista che solitmente invece condivido).
Non è invece lecito che prendano piede scene di guerriglia come quelle di Bergamo e di Roma: si è soliti dire che "Il calcio è malato". Molto semplicemente in questo caso ritengo sia il Ministero dell'Interno ad essere alla frutta.
Visto che Prodi è in costante contatto con Amato sull'emergenza, che agisca!
Prima mi si spieghi perchè volano le pallottole in un autogrill, e casualmente, da quel che ho capito, con un gruppo di tifosi di calcio in mezzo (tra l'altro non è la prima volta che capita un casino in autogrill complici autobus di tifosi), mentre con i fan della F1, del basket o di altri sport "solitamente" casini del genere non ne capitano. Poi ne parliamo... (cmq. sì, Beccantini ha una buona dose di ragione)
E allora? Non ho ben capito dove vuole arrivare. Appurato che è stato una tragedia casuale (non forse le cause, perché guarda caso tutto è nato dalla fraternizzazione fra tifosi) basta di per sé la reazione che c'è stata da parte degli ultras per dimostrare che non ce n'è abbastanza in galera. Invece ieri sera a Roma ne hanno fermati ben tre, quando c'erano centinaia di deficienti da sbattere in galera...
Dove voglio arrivare io o LMollea? Io intendo dimostrare come in questo caso si sia fatto del sensazionalismo a caso, classificando come "l'ennesimo episodio di violenza legato al calcio" un fatto che con la rivalità tra tifoserie non c'entra nulla. Ripeto: un litigio tra 3-4 persone avrebbe potuto scaturire per qualunque motivo, il fatto che fosse inerente la tifoseria in questo caso è marginale. Il fatto grave è stato piuttosto l'uso un po' "allegro" dell'arma da fuoco da parte dell'agente (magari, ribadisco, scaturito dal fatto che troppe volte costui ha avuto a che fare con delinquenti che, invece di stare in galera o ai lavori forzati come sarebbe giusto, stanno in giro grazie alla nostra efficiente e irreprensibile magistratura)