Schooling: you're doing it wrong
2010-10-22 09:46:44 by Bruno GianardoUn mio collega, la cui moglie insegna, mi racconta di scene da un consiglio di classe.
A fronte di insegnanti che notificano l'assenza ingiustificata di alcuni allievi, i genitori non sanno far di meglio che replicare: "Eh, vabbe' bisogna capirli...gli amici lo fanno, devono farlo anche loro altrimenti sono degli esclusi!"
Bene.
Non è la prima volta che sento amenità del genere, oltre ai casi in cui si legge anche sul giornale di genitori che assalgono verbalmente (e a volte non si fermano lì) gli insegnanti perché ardiscono dare dei giudizi negativi ai propri pargoli.
La deriva che ne consegue è quella di un sistema scolastico sempre più volto alla "customer satisfaction", in aperto contrasto con quello che dovrebbe essere il principio base dell'insegnamento.
Il risultato finale è che il livello di istruzione della gioventù italiana sta precipitando e nessuno se ne cale, o comunque sa mettere un freno a questa situazione.
Visto che troppe famiglie paiono non prendere sul serio il ruolo della scuola, secondo me i casi sono due.
Si potrebbe tranquillamente abolire l'obbligatorietà dell'istruzione: del resto è un pro-forma che non ha alcun valore aggiunto.
Del resto un sacco di giovinastri che - grazie alla cultura popolare secondo cui contravvenire alle regole fa figo e "uomo libero", senza contare che lo studio contravviene all'altro leitmotiv che va per la maggiore, ossia il "faccioilkazzokevoglio" - non hanno interesse ad applicarsi, vengono mandati avanti a spinta finché non vengono accomodati alla porta col giudizio minimo con gran sollievo del corpo insegnante e delle casse dello Stato.
A questo punto però sarà necessario che i giovini che non sono interessati all'apprendimento producano del beneficio per la società.
Al succo: aboliamo l'istituto della scuola dell'obbligo, però chi non studia deve produrre. Punto e basta.
Certo è che chi non ha un'istruzione decente non potrà oggettivamente ambire a determinati incarichi con conseguente emolumento (sì, ok, ci sono i tronisti, ma sono un'aberrazione allucinante che spero venga spazzata via al più presto), ma sinceramente credo che ci sia una quantità sufficiente di lavori di base che nessuno vuole fare in cui la domanda di personale è sempre elevata.
Naturalmente si dorà prevedere la possibilità di formarsi a chi ad un certo punto ne senta rifiorire l'interesse.
E' evidente che questa soluzione comporta dei rischi, soprattutto legati allo sfruttamento del lavoro minorile, che è uno degli obiettivi che l'istruzione obbligatoria si prefigge di combattere.
Sono d'accordo.
Allora è il caso di applicare l'opzione 2: cominciamo ad applicare delle sanzioni pecuniarie alle famiglie nel caso di reiterate assenze ingiustificate. Del resto lo Stato investe nell'istruzione, il giustificare i ragazzi che vanno a zonzo invece che a studiare mi sembra lesivo anche dal punto di vista del bilancio economico nazionale.
Non vedo alternative: gli ultimi decenni di "volemose bbene e venimose incontro" hanno avuto come esito un risultato deludente se non nullo.
Il dialogo è sempre la strada da privilegiare, ma dopo un certo numero di tentativi a vuoto, è necessario cercare di intervenire in modo un po' più efficace.
I can see you in the morning when you go to school / Don't forget your books, you know you've got to learn the golden rule, / Teacher tells you stop your play and get on with your work / And be like Johnnie - too-good, well don't you know he never shirks / - he's coming along!
Concordissimo. Le scenette pro forma è bene abbandonarle, in periodo di ristrettezza, per lasciare spazio a quel che veramente conta: il cellulare nuovo, l'abbonamento allo stadio, le ecstenscions, gli occhialoni modello "son ben tonno", e tutto quanto serva a sentirsi fighi/e e zarri/e.
Se però qualcuno non volesse aderire alla deriva abolizionista, deve tenere le redini in mano ed usarle per frustare a sangue i figli prima, gli insegnanti poi.