Stasi

2009-09-29 10:41:54 by Bruno Gianardo

Sì, mi riferisco al delitto di Garlasco.
No, non mi riferisco al principale (fino a ieri) indiziato.
Mi riferisco all'indice di rapidità dell'inchiesta: se per evidenziare i progressi della scientifica ci fosse un'equivalente della scala Beaufort, in questo caso sarebbe ancorata saldamente alla Calma Piatta, con sporadiche concessioni alla Bava di Vento...

Ordunque, il delitto è avvenuto nell'agosto del 2007 (curioso...mi ricordavo fosse successo addirittura prima), e dopo due anni abbondanti i superperiti ("super" in base a CHE?) hanno finalmente stabilito che:
1) l'epoca della morte non è valutabile con precisione, in quanto troppo ampio è il margine di errore;
2) non è possibile precisare la natura del materiale biologico di Chiara Poggi presente sui pedali della bicicletta, poiché esso potrebbe essere costituito da qualunque tipo di tessuto riccamente cellulato.

Il senso di frustrazione che certe dichiarazioni instillano negli animi dei comuni cittadini è forte, e non è la prima (né tampoco l'unica) volta che gli inquirenti girano in tondo dando l'impressione di non sapere che pesci pigliare, e ciò di conseguenza alimenta la sfiducia nei confronti dell'investigazione all'italiana.
Viene da pensare: se dovesse succedere qualcosa del genere a una persona che conosco, c'è da sperare che il colpevole venga assalito dal rimorso e si costituisca, perché altrimenti non sarà possibile assicurare il colpevole alla giustizia.

E di esempi pratici ce ne sono a vagonate: in primis il caso di Cogne, per cui la Franzoni è stata sì condannata, ma non ho mai sentito esporre un movente, una metodologia e dei risultati convincenti.
Altre vicende avvolte nel mistero: la sparizione di Emanuela Orlandi, l'assassinio di Simonetta Cesaroni, gli omicidi delle contesse Alberico Filo della Torre e Vacca Agusta...e via dicendo.

Tornando al caso in questione, c'è da rimanere esterrefatti di fronte al tempo impiegato per giungere a risultati tanto sommari: dico, siamo nel 2009...possibile che ci vadano due anni per concludere che il materiale organico riscontrato non è sangue (mah...chi lo sa!) e soprattutto che era già depositato da un tempo incompatibile con l'impianto accusatorio? O per analizzare un log di un PC per verificare l'impossibilità dell'ubiquità del sospettato?

Io non vorrei che dietro a queste lungaggini si nascondano battaglie interne tra i vari periti, ciascuno impegnato soprattutto nel difendere il proprio orticello, ossia l'attendibilità della propria ricostruzione, piuttosto che mettere il proprio impegno a fattor comune per raggiungere la definizione di quanto sia oggettivamente successo.
E intanto il tempo passa, i coinvolti si esasperano e le prove diventano sempre più impalpabili.
Siamo messi bene!

One Response to "Stasi"

  1. Fabio Forno Says:

    Ricordati anche che con queste lungaggini le parcelle si impennano e le procure possono gridare di essere sotto organico. Per periti, avvocati e giudici un processo lungo ed incocludente è una situazione win-win (tra l'altro anche perugia sembra messa sulla buona strada...)

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