Un atto dovuto

2007-12-10 11:19:29 by Bruno Gianardo
La scorsa settimana è avvenuto il gravissimo incidente alle acciaierie Thyssen-Krupp di Torino: l'ennesimo episodio di morti sul lavoro, evitabili se fossero stati rispettati in modo responsabile gli standard di sicurezza.
Al di là delle frasi di circostanza dell'azienda, la motivazione è chiara: lo stabilimento chiuderà a giugno, rimaneva una sola linea attiva, perché spendere denaro e risorse per mettere in regola una fabbrica destinata allo smantellamento?

Scelta da sciacalli, naturalmente, non c'è neanche da dirlo: umanamente condannabile a ragione.

Fatto sta che la Città di Torino ha proclamato giorno di lutto cittadino per il 10 dicembre.
Ed è riferito a questo il titolo del post: "Un gesto DOVUTO"
Eh sì, perché la cosa mi ha fatto riflettere: seriamente, a chi giova il lutto cittadino?

Ai poveracci defunti? Non credo.
Ai familiari? Passata la resa degli onori, a loro non rimane nulla se non il dolore per la perdita dei propri cari.

Il problema è che siamo alle solite: per dirla con Ruggeri, "La commozione, l'indignazione, la protesta, la nazione, la delazione:che baraccone"
Tante belle parole che riempiono la bocca dei soliti personaggi opinabili della nomenklatura italica. Tanti bei gesti alla stregua di quello segnalato sull'Antitifoso.
Per citare John C. Dvorak, "Ciascuno di essi provvede ad alleviare il nostro senso di colpa riguardo ai problemi del mondo, almeno un po'. Queste persone (organizzatori e partecipanti, NdBG) pensano che una qualunque forma di partecipazione a tali eventi, o anche i loro buoni pensieri riguardo alla povertà e alla fame nel mondo, sia effettivamente d'aiuto. Adesso possono dormire la notte. Non importa che in verità non sia cambiato nulla."

In sintesi, concretezza: 0,0 periodico.

Volete davvero fare qualcosa in memoria degli operai morti?

1) Prendete gli stronzi che dovevano mettere in sicurezza gli impianti
2) Pignorate TUTTI i loro beni
3) Distribuiteli in parti uguali alle famiglie delle vittime
4) Date ai suddetti stronzi la possibilità di comprendere la cazzata che hanno fatto: non, ovviamente, seduti comodamente in cella! 8, 10, 12 ore al giorno in altoforno, nelle medesime condizioni di sicurezza in cui lavoravano i loro dipendenti.

Questi sarebbero gesti magari meno comodi, magari meno di risalto per i papaveri di turno, però forse con un po' più di valore aggiunto.

2 Responses to "Un atto dovuto"

  1. Luciano Mollea Says:

    Ripeto quello che le dissi offline:
    Ma i sindacati in Thyssen-Krupp, che fanno?
    se in Thyssen se la situazione era così devastata (perchè non ci credo che nessuno sapesse che la situazione era quella) uno sciopero lì non ci stava?
    Bisogna aspettare gli scioperi nazionali o il morto per potere fare lo sciopero nazionale?
    Certo io so cosa fanno i Sindacati in Thyssen: piangono miseria per mantenere l'occupazione ad ogni costo e l'ogni costo ha contemplato anche 10 morti.
    Non ritengo minimamente possibile che una persona con la testa salda sulle spalle non si renda conto delle condizioni in cui lavora, non segnali i problemi, e non ci tenga alla sua pelle. Se non lo fa, beh, anzichè il lutto cittadino, merita il Darwin Award.

    1. Bruno Gianardo Says:

      E' dello stesso avviso anche Mthrandir...

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