La guerra dei mentecatti

2010-09-07 18:04:28 by Bruno Gianardo

Ecco, sono finite le vacanze e quindi le reti televisive partono a spron battuto con le proposte per la nuova stagione.

Ad esempio, la fiction Distretto di Polizia 10 era stata programmata per partire il 9 settembre. La stampa di settore aveva dato risalto all'avvenimento, e testate come Sorrisi e Canzoni TV di questa settimana ribadiva tale data in un articolo dedicato.

Tuttavia, i solerti editori non avevano fatto i conti con l'oste: al rientro dalle ferie partono sì le nuove serie, ma in parallelo riparte la battaglia tra mentecatti per l'accaparramento dello share!
Risultato: il primo episodio del telefilm è andato in onda domenica 5 settembre! E il secondo? Lunedì 6 settembre!

Ora, come mai è stata presa una decisione che sembra decisamente assurda, mettendo la maggioranza degli spettatori (che si erano regolati sui palinsesti pubblicati) nella condizione di essersi persi le prime puntate?
Sarà mica perché sui canali RAI lunedì è partita la nuova stagione di X Factor?
E che mettendo la prima puntata di DdP 10 la domenica si sarebbe creata la giusta aspettativa per la serata successiva in modo da poter combattere la produzione RAI?

E magari, dovesse capitare che DdP non riscuota il successo sperato, succederà che la serie verrà spostata negli orari più improbabili per far spazio ad altri presunti pezzi da 90...
A meno che non venga proprio sospesa a metà...
E' già successo, non vedo perché questa volta debba fare eccezione...

E il rispetto dell'utente? Nah, cosa sarà mai a confronto dell'AUDIENCE??? Dello SHARE???

Bene.
Per quanto mi riguarda non guarderò più un evento in diretta.
Nel caso specifico, aspetterò che qualcuno metta su eMule le puntate, me le scaricherò e guarderò secondo I MIEI ritmi. Oppure le cercherò sul sito di Mediaset.

Auguro a questi sciacalli del tubo catodico (o del plasma, o dei cristalli liquidi) di strozzarsi con lo share e di spendere tutti gli introiti ottenuti in caso di vittoria in lassativi, o in Imodium.
Ciclicamente.

Protesting: you're doing it wrong

2010-07-09 10:16:49 by Bruno Gianardo

Siamo alle solite.
Oggi le Ferrovie dello Stato e i trasporti locali fanno sciopero.

Motivazione: «a sostegno della vertenza per il nuovo contratto della mobilità che va avanti da due anni».
Sacrosanto. E' assolutamente giusto che i lavoratori abbiano condizioni di lavoro compatibili con la situazione economica attuale (sommando la crisi reale con quella ingigantita dai media), e scritte inoppugnabilmente nero su bianco.

MA

L'ho già detto.
L'ho ribadito.
L'ho sottolineato.
Molte altre volte.

Cari sindacalisti dei miei cosiddetti...nell'ambito in cui vi muovete, l'astensione dall'erogazione del servizio come strumento di protesta è una CAGATA PAZZESCA!

Incrociare le braccia è una protesta sensata se si causa un danno diretto al datore di lavoro.
Ad esempio in fabbrica: faccio fermare la linea di produzione, il prodotto non viene completato, l'azienda non può venderlo, e i padroni (vili grassatori delle masse operaie) non possono incassare.
Il ragionamento non fa una grinza e, sebbene la metodologia sia antiquata, si rivela abbastanza efficace.

Nell'ambito del servizio di trasporto pubblico, a CHI causate un danno diretto?
All'azienda? La quale perderà l'introito derivante dagli utenti occasionali (pochi, perché la maggioranza delle persone, saputo con il legittimo anticipo dell'agitazione, si sarà già organizzata con mezzi propri) che proprio quel giorno avrebbero dovuto utilizzare i mezzi e pertanto avrebbero acquistato uno/due biglietti.
Va bene, però nel frattempo l'azienda ha già intascato l'importo degli abbonamenti settimanali, mensili, annuali dagli utenti abituali, e in più si risparmia una parte del vostro stipendio per il giorno d'agitazione. Tutto sommato sopportabile, via!

Io ho invece l'impressione che il danno maggiore lo ricevano gli utenti, che hanno GIA' pagato per un servizio che LORO non potranno sfruttare a causa di VOSTRE beghe con la proprietà.
E che magari si troveranno a dover utilizzare la propria auto, pagando in termini di benzina ed usura della macchina indipendentemente dalla propria volontà.
Anche perché non è che ci siano aziende in diretta concorrenza che eroghino un servizio analogo...il pendolare o viaggia con voi, o con la propria macchina. Stop.
Questo non va tanto bene: che colpa ne hanno i viaggiatori? Non è mica colpa loro se la proprietà non vi rinnova il contratto...anzi, magari sono pue d'accordo con voi!

E anche voi gestori delle aziende di trasporto nazionale e locale...insomma, tanto prima o poi dovete scendere a patti con i lavoratori, tanto vale farlo SUBITO ed evitare i disagi ai viaggiatori! Anche perché il rituale degli scioperi si ripete immutabile OGNI SACROSANTO ANNO nei MEDESIMI SACROSANTI PERIODI incessantemente DA TEMPO IMMEMORE! Che senso ha?

Anche perché, ad essere obiettivi, un modo per protestare causando un danno sensibile all'azienda e garantendo i diritti dell'utenza (SACROSANTI, perché HA GIA' PAGATO) ci sarebbe, se proprio qualcuno volesse metterlo in pratica.
Basterebbe che i sindacati dicessero: "Signori, il giorno tale i titoli di viaggio NON SARANNO VENDUTI E NON SARANNO CONTROLLATI"
In questo modo gli utenti abbonati potrebbero continuare a fruire del servizio per cui (sono ripetitivo, ma mi sento un pochino TRUFFATO) hanno GIA' pagato, e in più l'Azienda riceverebbe una bella batosta economica per tutti i viaggiatori occasionali viaggianti gratis!

Lineare, no?

Ciononostante i sindacati continuano imperterriti per la loro strada con metodi di protesta vetusti e significativamente inefficaci.
Non ci arrivano, e anche se ci arrivassero dubito che sarebbero interessati a metterlo in pratica.

Vuoi mettere la sensazione di potere che ti dà il lasciare a piedi tutta quella gente?
Vuoi mettere il risalto agli occhi dell'opinione pubblica con tutta quella gente imbestialita, le code sui marciapiedi delle stazioni, i cortei, gli slogan, il gruppo?
E poi vuoi mettere, con le assolate giornate di luglio, un bello sciopero al venerdì è sempre meglio passarlo in giro che seduto in cabina di guida!
A sto punto, chissenefrega se le stesse cose si sarebbero potute ottenere con un po' più di rispetto per gli utenti!
O no?

P.S.: la prossima volta vi racconterò la mia versione di un efficace sciopero contro il governo...

O mare nero mare nero mare ne...

2010-06-18 09:55:00 by Bruno Gianardo

Del disastro BP al largo della Louisiana mi colpisce particolarmente la evidente impotenza degli esperti che dovrebbero concepire un metodo per interrompere la continua fuoriuscita di greggio.

Ritengo particolarmente appropriato l'editoriale di Maurizio Guandalini su Metro del 7 giugno scorso, che riporto qui di seguito.

BP COLPEVOLE DI LEGGEREZZA

Provate un attimo ad immaginare se si rompesse un tubo nel Mediterraneo e continuasse per giorni a fuoriuscire del petrolio. La vicenda della BP che "invade" la costa della Lousiana è l'improvvisazione fatta a persona. Una grande, ricca e potente compagnia petrolifera e la superpotenza per antonomasia non hanno un piano di emergenza se si rompe un tubo di una delle tante piattaforme petrolifere disseminate nei loro mari. Per questo non ci rimane che il regista di Avatar, forse nella sua testa ha la soluzione.

Ma è assurdo che sostanziose realtà tecnologiche non abbiano un sistema per tamponare un tubo. Almeno una simulazione, visto che un'impresa petrolifera ha dei tubi ovunque, la volete fare? La tenete lì in archivio e poi se succede qualcosa la tirate fuori.
Invece no. Loro sono immuni da ogni incidente.
Sullo stesso livello si trovano tutti gli altri stati del mondo visto che non c'è un paese che ha proposto qualcosa di veramente efficace. Sì, i russi hanno buttato lì l'esplosione nucleare; ma loro, si sa, non fanno molto caso ai disastri ambientali, vanno a spanne e accetta.

Ho una paura della malora a sapere in che mani siamo. Degli incompetenti o peggio dei principianti che possono inquinare, senza rimedio, da un giorno all'altro, le spiagge di Siracusa o quelle del Salento.
Scusate, anche in tutte quelle scuole altamente specializzate di ingegneria, cosa stanno a fare tutto il giorno, a studiare cosa, se è meglio l'ammazzacaffè o le fragole con la panna?


Ecco...riguardo all'ultima considerazione, vorrei proprio capire anch'io...possibile che tutti i geni del MIT e della Columbia (ovviamente non prendo neanche in considerazione le scuole italiane) non siano ancora riusciti a fornire un modello matematico affidabile da cui si evinca quale rimedio sia opportuno adottare?

E in tempi stretti, magari!

Il sapere un tanto al chilo

2010-04-28 11:19:24 by Bruno Gianardo

Sarò verboso.

La scorsa settimana ha causato un po' di trambusto la presentazione di uno studio della Corte dei Conti che in pratica ha sancito come le lauree brevi non abbiano prodotto i risultati attesi né in termini di aumento dei laureati né in termini di miglioramento della qualità dell'offerta formativa: la quale affermazione, a livello di ovvietà, è equiparabile a "l'acqua bolle a 100 °C".

Il risultato, alla luce della mia esperienza universitaria, non mi stupisce.
Un tempo, una persona che si fosse laureata in ingegneria al Politecnico di Torino disponeva di un bagaglio formativo che gli consentiva di essere decisamente competente su un insieme di materie scientifiche decisamente variegato ed ampio.
Anche molto tempo dopo la laurea, i concetti e i ragionamenti che gli erano stati impartiti rimanevano impressi vividamente nella sua memoria.

Sto parlando di gente laureatasi al più tardi negli anni '70 e buona parte degli '80.

Già quando ho frequentato io ho potuto constatare che le cose stessero andando diversamente, poiché c'era un numero troppo esiguo di docenti dotati delle due caratteristiche necessarie per ottenere un insegnamento efficace: la competenza sulla materia e soprattutto la capacità di trasmettere la conoscenza in modo chiaro.
Molti (non tutti) disponevano della prima, mentre purtroppo quelli in grado di veicolare il concetto in modo chiaro e duraturo si potevano contare sulle dita di una mano.

Troppo sovente si aveva invece a che fare con spiegazioni frettolose, esercitazioni disgiunte dalla parte teorica, professori impreparati perché al primo incarico oppure confusi perché troppo prossimi al pensionamento.
Personalmente ritengo che il miglior metodo per fare in modo che un allievo si imprima in modo netto delle nozioni nella mente è quello di proporre esempi ed esercitazioni pratiche che dimostrino l'applicazione nella realtà dei concetti astratti della teoria.
Ho sempre notato invece - con mia somma difficoltà - uno sbilanciamento verso la parte teorica, sovente frettolosa (verosimilmente a causa di una non adeguata calibrazione dell'ambito di un corso in relazione al tempo a disposizione).

La triste conseguenza è che solo uno sparuto manipolo di miei compagni di corso (ed io non sono tra di loro) a distanza di anni hanno ancora ben chiare e vivide le nozioni ricevute durante i 5-6 anni di corsi universitari.
E per la maggior parte di essi il ragionamento fila perché per lavoro hanno a che fare quotidianamente con le tecnologie che hanno studiato.

Sono ormai 12 anni che non frequento l'ambiente universitario, ma a quanto pare (grazie anche alla deriva della valutazione in "crediti", accumulabili peraltro con corsi laterali di derivazione pseudoumanistica, e ad altre minori rivoluzioni che hanno stravolto l'impianto didattico) la situazione non è sicuramente migliorata.

L'espediente delle lauree brevi è proprio stato presentato per la prima volta durante il periodo in cui ero all'università: alla luce di quanto espresso prima, il fatto di comprimere ulteriormente dal punto di vista temporale il grande ammasso di informazioni mi pareva altamente rischioso.

C'è poi da aggiungere un ulteriore fattore di natura squisitamente procedurale.
Un mio amico all'epoca aveva intrapreso la strada del dottorato, e si trovava a effettuare parte delle interrogazioni durante le sessioni di esame proprio relative alle lauree brevi.
Ebbene, dalla testimonianza sua e dei professori titolari degli esami in questione, pare che i candidati non dimostrassero una preparazione particolarmente brillante (per usare un eufemismo).
Eppure venivano promossi: perché?
Dunque: più iscritti ci sono, più soldi incamera l'Ateneo...però se i corsi sono troppo ardui, i candidati rischiano di demoralizzarsi e di conseguenza gli iscritti di diminuire.
E questo non va bene.
Pertanto è probabile che gli esaminatori fossero stati istruiti affinché "si turassero il naso e mandassero avanti"...il che fornirebbe una logica spiegazione ai risultati desunti dalla relazione della Corte dei Conti.

A latere di queste considerazioni, mi trovo particolarmente d'accordo con quanto espresso nell'editoriale di Metro del 21/04, a cura del sempre ottimo Maurizio Guandalini:

CANCELLIAMO LA LAUREA

E' stata fatta da poco l'ennesima riforma e già se ne dovrà fare un'altra. La Corte dei Conti ha bocciato la laurea breve perché non aumentano i "dottori". Mentre i corsi sono troppi e mal acconciati. Incastrare alla bene-meglio delle mini rivoluzioni, scollegate tra loro, al cambio di ogni ministro della pubblica istruzione, è controproducente.
La stessa Corte dei Conti "segnala" l'incremento delle sedi distaccate e il peso crescente assunto dai professori a contratto.

Per noi è un male la costruzione di una Università in ogni provincia perché invece di fare Sistema (forte soprattutto sul mercato straniero) si preferisce bearsi di micro strutture ininfluenti ma cariche di costi amministrativi. Al contrario pensiamo che tutto il sistema universitario dovrebbe poggiare su professori a contratto e non professori a vita che hanno trasformato l'Università in un parcheggio solo per conservare gli scatti d'anzianità dello stipendio e della pensione.
Così prosperano i baronati e si atrofizza la ricerca e le pubblicazioni, il solo valore competitivo dell'Università.

Le lauree brevi sono il risvolto di una accademia che tanto ha fatto per auto conservarsi, aumentando il business. L'Università è un percorso non obbligatorio. E tale deve rimanere. Chi non è in grado di entrare fa altro.

Per questo i liberal italiani ormai silenti dovrebbero darsi una mossa e chiedere a un governo che si definisce liberale la cancellazione del valore legale del titolo di studio. Come in tutte le democrazie occidentali.

Tax vobiscum!

2010-03-12 09:11:47 by Bruno Gianardo
Un paio di giorni fa, tra i messaggi che i lettori mandano al giornale Metro, mi ha colpito quella di un tale Felipe, che auspicava con toni esasperati una tassazione più forte sui soggetti più abbienti.

Essendo un argomento sul quale sono abbastanza sensibile, ho pensato di inviare un messaggio di risposta e - udite udite - addirittura il direttore Fusco mi ha risposto sulle pagine del quotidiano.

Riporto qui di seguito lo scambio di missive (le parti tra parentesi quadre sono quelle che non sono state pubblicate dal giornale...sicuramente per questioni di spazio...)

BG:

Vorrei rispondere al sig. Felipe che auspica vengano fatte pagare più tasse ai ricchi. [Secondo me] questa visione, molto demagogica alla Robin Hood, è decisamente illogica, e il suo effetto sarebbe solo quello di vessare ulteriormente il ceto medio. Perché io devo pagare lo Stato su cose che sono già mie e ho già pagato? [Quale valore aggiunto mi dà lo Stato sui miei beni?] Io ritengo che sia giusto pagare un contributo allo Stato, ma a fronte di un servizio o di un bene percepito, non semplicemente perché ho delle sostanze: [balzelli come il Bollo Auto, il Canone RAI e l'imposta di bollo sui conti correnti sono decisamente inconcepibili (come l'ICI, che fortunatamente è stata rimossa)]. Ci sono poi dei servizi di base che lo Stato deve garantire a tutti (in primis la sanità): per finanziarli però si potrebbe cominciare con l'eleiminare gli sprechi e ridistribuire logicamente i soldi erogati: è proprio necessario avere una media di 30 deputati e 15 senatori per regione o ne basterebbero un terzo? [E' necessario che esistano ancora Regioni a Statuto Speciale che costano milioni di euro l'anno all'amministrazione centrale? E ci sarebbero anche altri esempi!]

Fusco:

Ma caro "bg", in tempi di magra chi dovrebbe pagare più tasse o, detta meglio, contribuire a una migliore redistribuzione delle risorse? Tutte le lamentazioni che lei rivolge allo Stato, i meno abbienti le vivono anche di più, non potendosi permettere, per parlare di sanità, le strutture private. E sempre in tema: è normale che una persona facoltosa abbia tutto pagato, dalle medicine ai ricoveri, né più né meno di un disperato? 

Non sapendo se il giornale deciderà di pubblicare la mia replica, la riporto qui di seguito:

BG:

Caro direttore, mi fa piacere che abbia risposto alla mia lettera. Mi sorprende la sua prima domanda, perché mi sembrava di aver esplicitato il concetto nella mia mail: secondo lei riducendo il numero dei parlamentari ad un terzo dell'attuale lo Stato non si troverebbe con una liquidità tale da garantire una miglior politica di welfare per tutta la cittadinanza? O intervenendo in altre aree di macrosprechi evidenziate da numerosi analisti e giornalisti (libri come "La Casta" e simili contengono un esaustivo elenco dei capitoli e delle entità dei soldi gettati al vento)? Sulla seconda domanda: un criterio sensato in base al quale distribuire gli aiuti e le sovvenzioni mi sembrerebbe più la gravità della patologia che non il reddito del paziente, stipulando convenzioni tra il Servizio Sanitario e tutte le strutture private italiane, imponendo inoltre sanzioni più severe delle attuali per i casi in cui si aggiri il codice deontologico per favorire l'incasso invece della salute del paziente. 

Vedo che va sempre per la maggiore l'atteggiamento demagogico dell'accanimento verso i più facoltosi invece di prendersela con l'incapacità e la connivenza dello Stato, che per mantenere lo "status quo" dei potentati a vario livello (quelli che quasi tutti i giornalisti da Stella a Travaglio a Vulpio chiamano con cognizione di causa "miliardari di stato") non è in grado di razionalizzare il proprio impianto risparmiando fior di quattrini che potrebbero essere utilizzati in modo utile ed anche solidale invece di imporre balzelli, tasse e guiderdoni sui cittadini!

Nei prossimi giorni vi farò sapere se mi avranno risposto...