Sam Bourne è lo pseudonimo con il quale il giornalista inglese Jonathan Freedland – classe 1967, già corrispondente e ora editorialista del Guardian – ha deciso di firmare i suoi romanzi.
2008-11-19 12:45:18 by Emanuela LocoriSam Bourne
Traduzione di Sara Caraffini
Thriller Collana: La Gaja scienza
Di prossima pubblicazione

IL LIBRO Baghdad, aprile 2003. Il giovane Salam è deluso: nel saccheggio del Museo di Archeologia seguito alla caduta di Saddam è riuscito a impossessarsi solo di una tavoletta d’argilla, mentre i suoi amici hanno messo le mani su tesori ben più redditizi. Ma non fa nemmeno in tempo a rammaricarsi che il padre gliela sequestra, rivendendola per pochi dollari a un trafficante di antichità... Gerusalemme, alcuni anni dopo. Il conflitto tra israeliani e palestinesi sta per giungere a uno storico trattato di pace, quando una serie di morti misteriose rischia di compromettere tutto. La prima vittima è Shimon Guttman, uno studioso sionista che stava disperatamente tentando di mettersi in contatto con il premier israeliano. Cosa aveva di tanto urgente da comunicargli? Per arginare la crisi, il dipartimento di Stato americano decide di inviare una delle sue migliori negoziatrici, Maggie Costello, ritiratasi dopo un grave errore che ancora le pesa addosso. Per lei è l’occasione del riscatto, e intuendo che il successo della missione dipende dalla soluzione di una serie di oscuri omicidi solo apparentemente slegati tra loro, si lancia nelle indagini, scoprendo che tutto è collegato al rinvenimento di un’antichissima tavoletta... I GIUDIZI "Un ritmo incalzante. Una trama perfettamente articolata. Una tensione dosata alla perfezione." The Observer UN BRANO "Si raddrizzò, scrutando nell’oscurità fino a trovare un tagliacarte sulla scrivania. Lo infilò sotto la latta sottile del coperchio, premendo sulla lama per fare leva. Applicò lo stesso procedimento lungo tutto un lato, aprendo la cassettina come fosse una scatoletta di fagioli. Inclinandola dilato riuscì a far scivolare fuori l’oggetto al suo interno. Il cuore gli batteva all’impazzata. Non appena lo vide rimase deluso: era una tavoletta d’argilla con incisi degli scarabocchi, simile a tante altre viste quella sera, molte delle quali in frantumi sul pavimento. Stava per gettarla, ma esitò. Se un tizio del museo aveva fatto tanti sforzi per nascondere quel pezzo di argilla, forse valeva qualcosa. Salì le scale in gran fretta finché non riuscì a vedere la luce della luna. Era sbucato sui retro del museo, da dove scorse una nuova orda di saccheggiatori che irrompeva nell’edificio. Aspettò che la fila di predatori si interrompesse, poi uscì dalle porte malandate. Correndo più forte che poteva si infilò nella notte di Baghdad, portando un tesoro di cui non avrebbe mai appurato l’autentico valore."