Le due anime

2011-06-17 00:12:14 by Fabio Forno

Volevo scrivere cose tristi e lamentose, così tanto scaricare nel vuoto della rete un po' di depressione, ma nulla da fare: nemmeno la forza di fare quello. Poi pochi secondi fa l'illuminazione, che non è neppure troppo furba, ma ci sono dei momenti in cui visualizzi le idee in modo un po' più chiaro e ti stupisci e devi scrivere.

Cosa ha significato questo ultimo referendum? Che il governo non ha saputo spiegare, che hanno fatto confusione, che sono stati dei dilettanti allo sbaraglio, che ormai Berlusconi finito? Un po' tutte di queste cose, ma tutte irrilevanti rispetto a questo: finalmente a "destra" sono emerse le due anime, quella liberista e libertaria e quella statalista populista, e si sono contrapposte. La cosa è chiara, perché senza molti elettori del PdL andati a votare sì i referendum non sarebbero passati; quindi più che il paese che si ribella a Berlusconi, il dato significativo è quella parte di destra statalista e populista che s'è manifestata e ha fatto di testa sua. E s'è mossa pure una base liberista, pur non avendo nessuna voce ad livello. Mentre al governo nella migliore ipotesi c'era chi stava zitto e nessuno aveva il coraggio di prendere posizione, nella cosidetta società civile molti provavano a spiegare l'assurdità di questi referendum. La situazione quindi è che finalmente le due anime della destra sono emerse in modo distinto, dopo una prima stagione (il 94 e dintorni) in cui tutti sembravano liberisti e il periodo successivo (dal 2000 in avanti) in cui c'è stato dominio assoluto degli statalisti corporativi. Adesso queste due anime devono capire se possono stare assieme o devono prendere strade differenti, se i liberisti troveranno dei referenti nel futuro PdL o se si arroccheranno in movimenti stile Tea Party. Visto quello che offre il mercato della politica purtroppo gente sveglia nuova come Renzi ce l'hanno solo a sinistra e quindi voto per i Tea Party...

Leggere questo articolo costa 10 euro.

2011-05-13 01:16:33 by Fabio Forno

Disclaimer: se vuoi continuare a leggere il contenuto di questo articolo ti devi impegnare a darmi 10 euro la prima volta che mi vedi, altrimenti devi smettere subito e chiudere la pagina, perché questo contenuto è a pagamento e io ho deciso di scrivere non per piacere ma poterci campare.

Veniamo al dunque. Voglio fare due ragionamenti sul copyright e sul senso che ha la sua tutela nel mondo digitale

(un momento, sei arrivato qui, ma temo che tu non abbia capito che io per questo articolo voglio veramente 10 euro, quindi per l'ultima volta ti dico: se non vuoi darmeli, chiudi la pagina, non voglio perdere tempo per dei parassiti che leggono quello che scrivo a sbafo)

Oggi i dententori di copyright vogliono farci credere che entrare in possesso di materiale coperto da copyright senza pagare sia equiparabile ad un furto. Si dimenticano però di un fatto: il furto sottrae materialmente la risorsa al suo legittimo proprietario, mentre una copia illegale di un film toglie solo un potenziale consumatore del prodotto originale. Sottolineo il potenziale in tutto ciò, perché dovrebbero dimostrarmi che chi scarica avrebbe comprato il prodotto orginale, cosa che spesso è più che dubbia. Quindi in pratica l'effetto di un download illegale è quello di avere un concorrente più bravo: i clienti si rivolgono a lui anziché a me, ma in nessuno modo si può pensare al furto

 (ehi, se sei arrivato fin qui immagino che tu voglia darmi realmente i 10 euro, perché se non fosse così sappi che questo articolo è coperto da copyright e tu non sei autorizzato a leggerlo e continuare a farlo ti può portare ad una ammenda)

Ebbravo mi diranno i più attenti: ma il concorrente ha investito per fare un prodotto suo, magari migliore, sta giocando alla pari, mentre chi copia ti fa concorrenza sleale perché prende una cosa già fatta e la vende come sua. Un momento dico io: se la rivende come sua ti sta truffando, non c'è bisogno del copyright per derimere la questione, perché sta facendo passare come fatta da lui una cosa che in realtà non ha fatto. Ma nel caso ti faccia l'offerta in modo trasparente, dicendoti che il file è fatto da tizio cosa fa di male? Che fa soldi senza avere investito? E' il sogno di tutti e in quanto tale se la cosa prendesse piede avrebbe un solo effetto: scaricare musica e film sarebbe gratis, perché in assenza di scarsità è difficile chiedere un prezzo per un qualcosa.  In pratica con il digitale e la riproducibilità infinita dell'opera il prodotto mantiene valore solo per il fatto che c'è qualcuno che ha deciso di prendere in mano una pistola e minacciare chi non paga.

(allora li hai pronti i miei 10 euro? ormai siamo quasi alla fine e tu hai letto e hai accettato le condizioni di servizio, compenso compreso, che ti ho scritto nel titolo, nel disclaimer inziale e ricordato più volte; la pirateria è reato! Come? sento bene? mi stai dicendo che se avessi voluto avrei potuto proteggere l'articolo con una password e darla in giro solo a chi mi avesse pagato? Avrei potuto, ma non vedo perché avrei dovuto farlo, la legge dice chiaramente che ho ragione io e tu hai scelto di continuare a leggere accettandone le conseguenze. Il copyright non vale solo per le cose protette, vale per le opere in sé, visto che ti piace tanto dovresti saperlo. Mo paga, se no ti mando la poltel a casa)

Sento ancora una obiezione: ma come camperanno gli autori, i distributori, gli editori? Ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono in questo settore, rimuovere il copyright significherebbe mandarle sul lastrico. Potrei semplicemente dire che non è un problema mio, io campo facendo servizi internet ma piango perché qualcuno faccia una legge che imponga di pagare per i servizi internet di qualsiasi tipo. Io strutturo il servizio affinché il cliente ritenga di avere un vantaggio dal pagare per una cosa che gli offro o per far si che ci sia qualcuno che paghi mentre l'utente sta usufruendo del servizio. Blockbuster sta fallendo non perché la gente scarica troppo, ma perché c'è qualcuno che ha pensato un servizio migliore ad un prezzo più conveniente e la gente ha scelto. Nel campo della produzione artistica le più grandi opere sono state finanziate da mecenati, non dal pubblico pagante, oggi sono possibili modelli innovativi per addirittura aumentare la possibilità di generare ricchezza nel campo. Ad esempio gli autori di libri potrebbero creare comunità a pagamento dove i partecipanti vedono l'opera mentre viene creata, rilasciata pezzo per pezzo e raffinata. Sarebbe una esperienza nuova, probabilmente più coinvolgente. Non parliamo della musica, dove il live ha sempre più rilevanza e il supporto digitale permette migliore diffusione degli emergenti. E il mondo del cinema può trarre parecchio vantaggio dal modello netflix: servizio e abbondanza di scelta, la comodità insomma, portano a pagare piuttosto che dedicarsi al pirataggio amatoriale

(ok, sei arrivato alla fine e ora te lo dico: mi basta un caffé la prossima volta che ci vediamo, se lo ritieni, non voglio spillarti 10 euro. Ci tenevo solo farti capire quanto siano irragionevoli ed arbitrari gli accordi che quotidianamente accetti con i vari detentori di copyright, che stanno sfruttando un privilegio di legge per mungerti con richieste arbitrarie come le mie. Solo che se lo faccio io in un contesto un po' particolare  ti accorgi subito dell'irragionevolezza, mentre l'abitudine ti fa sembrare normale quello che ti chiede la SIAE di turno)

 

 

Ingenuità e fisica

2011-04-16 10:30:51 by Fabio Forno

(Procedo in questo posto semiabbandonato perché facebook non permette di fare ragionamenti più lunghi di poche righe)

Dovevo delle spiegazioni più dettagliate su questo articolo che avevo condiviso su Facebook: Forget space travel: it's just a dream. Avevo aggiunto come commento che ci vorrebbe anche qualcuno che facesse lo stesso ragionamento con i fan del fotovoltaico (e notare che tra tutte le rinnovabili ho scelto solo quella, non il solare in generale o l'eolico), citando questa frase:  "Sadly, the analogy does not apply. In the case of electronics and information systems, we are dealing with soft rules, related to the limits of human ingenuity. In the case of space flight, we are dealing with hard rules, related to the limits of physics and chemistry."

A parte i soliti commenti ignoranti (come previsto dalla citazione stessa) dei fan del solare, che poi a corto di argomenti si riducono al "è la democrazia ciccio e se lo decide la maggioranza posso rubare a chiunque", FT ha contestato l'osservazione alla base. Come siamo riusciti a passare da Marconi al Wifi, perché escludiamo dei nuovi modi di propulsione con aumenti di efficienza paragonabili? E non è vero che prima o poi anche nell'elettronica dovremo cozzare con le leggi fisiche? 

Nell'elettronica già ci stiamo cozzando, se non lo avete notato nel giro di 15 -20 anni sia passati dai megahertz ai gigahertz e poi ci siamo bloccati... da un po' siamo tra i 2 e i 3. I materiali usati per i circuiti non sopportano frequenze maggiori e cambiando materiali, molto più costosi, si guadagnano solo pochi gigahertz. Da quel punto di vista siamo nella fase in cui non è più possibile aspettarsi miglioramenti significativi e quando uno mi viene a proporre qualcosa che può funzionare solo quando avremo i terahertz gli dico di fare un giro e non farmi perdere tempo (è solo un esempio, ci sono degli studi a riguardo, ma per ora hanno il successo delle fusione nucleare, meglio non farci troppo conto). L'elettronica però continua a migliorare moltissimo perché aumenta la capacità di integrare, di fare circuiti sempre più piccoli e quindi anche meno dispendiosi dal punto di vista energetico. Qui la fisica nota dice che ci sono ancora ampi margini, è solo un problema di tecnologia umana. Con "i limiti dell'ingenuità umana" ci si riferisce a questo, in teoria sappiamo come fare ma non ne siamo ancora capaci. Raggiunti questi limiti dovremmo inventarci qualcosa di completamente differente (ad esempio i computer quantistici) o anche l'elettronica smetterà di progredire con questo passo.

Per i motori la cosa è differente. Quella bastarda della fisica  dice una cosa ben chiara: per quanta energia tu riesca a generare, per trasformarla in moto hai bisogno del principio di azione reazione: le forze hanno bisogno di un punto di applicazione. Una ruota ha bisogno del terreno su cui fare attrito, una turbina dell'aria da accelerare, nello spazio e quindi nel vuoto di qualcosa da sparare via, i gas esausti. Sì perché nello spazio l'unico modo noto per andare avanti è fare come Wile e Coyote quando insegue il Beep Beep con un carrello accelerandolo sparando all'indietro con un cannone. Puoi generare tutta l'energia che vuoi con un motore atomico, ma se non hai della massa da sparare via non acceleri e questa massa ce la devi avere con te in partenza, necessitando di altra massa di carburante per far muovere quella e così via. I limiti sono quelli, sono noti e nessun progresso tecnologico ci può fare nulla. Anche trovando un modo di generare energia molto più efficace (chessò, qualche reazione subatomica non ancora nota), poi abbiamo il problema di avere qualcosa da sparare via per trasformare quell'energia in moto utile.

Per ovviare a quel problema ci vorrebbe un progresso delle leggi della fisica che ci spiegassero come curvare lo spazio, ma nessuno ha ancora una idea, quindi per ora rimane utopia. 

Ora torniamo al fotovoltaico. Gli ingenui credono alle promesse per cui è solo una questione di volumi di produzione, di maggiori efficienze di traformazione per arrivare alla tanto agognata grid parity. Chiunque vada a beccarsi però le tabelle di irraggiamento medio, vede che anche arrivando una efficienza del 100% (impossibile) si accorge che la cosa non può funzionare. Sembra il contrario perché ingenuamente si crede a quelli che confondono la potenza di picco con l'energia generata, che nascondono il fatto che occorre immagazzinare l'energia in qualche modo per renderla disponibile quando il sole non c'è e questo nella catena abbatte moltissimo l'efficienza e moltiplica i costi. Sono ingenui perché non capiscono che il meccanismo del conto energia è una assurdità economica, perché rende strutturale un costo insostenibile di produzione e anziché premiare la ricerca nel campo come vorrebbero, rende semplicemente degli impianti inefficienti economicamente sostenibili per chi li installa (è lì che dico che c'è un furto). Da parte di qualcuno grande ingenuità, per i molti ingegneri che sento lo sostengono o malafede (se li vendono) o fallimento totale dell'università se ci credono sul serio. Il problema è alla fine avranno ragione loro, continuando così raggiungeremo la grid parity, ma solo perché il costo dell'energia salirà a quella soglia, non perché si abbasserà quello di produzione come vorrebbero farci credere. 

Hanno vinto i ni

2011-01-15 10:33:44 by Fabio Forno

Nei giorni scorsi me la sono presa (sui loro blog) con chi voleva decidere per gli operai Fiat, pur non c'entrando niente, trasformando in politica una cosa che è un fatto privato, spesso con toni e contrapposizioni vecchie di 20-30 anni anche da parte di chi si spaccia per moderno (a leggere i grillini sembrava di sentire Capanna). Mi stavano sulle balle che dicevano di essere per il sì per Torino, il Piemonte, L'Italia, come quelli che erano per il no per i "diritti" dei lavoratori, per lo stipendio di Marchionne (e sì, l'invidia è sempre diffusissima), perché la Fiat dovrebbe essere nazionalizzata per tutti gli aiuti che ha ricevuto. Se ne sono sentite tantissime, tutte fuori luogo, hanno fatto tornare in TV individui di cui non si sentiva la mancanza come Ferrando, si sono visti quelli che scaldano i motori per le prossime elezioni (Formigoni in primis, ormai il canditato ombra come premier), tutti a dire scemenze inutili. Ora ci sono i risultati e sono chiari: hanno vinto i sì, ma quasi la metà degli operai dell'azienda ha dichiarato che in qualche modo non crede nel futuro di quell'impresa. Le motivazioni dei no credo non siano omogenee, c'è sicuramente quello che teme di dover lavorare sul serio (come si sostiene a destra), ma c'è anche quello che più semplicemente non si fida del piano di sviluppo della sua azienda o chi l'ha fato per una questione di principio e lotta di classe. In mezzo una miriade di motivazioni sfumate e personali, ma la sostanza è questa: al posto di Marchionne e della proprietà mi chiederei perché non sono riusciti a motivare molti dei propri dipendenti. Alla fine ci sono solo due spiegazioni: hanno sbagliato qualcosa nel piano di sviluppo (e in piano ci devono essere anche i giusti incentivi per i dipendenti)  ed allora la cosa sana è apportare correzioni, ma farlo in fretta; la seconda possibilità è constatare che probabilmente Mirafiori è non più posto per fare un certo tipo d'impresa e agire di conseguenza. 

L'unica cosa che non farei se fossi Marchionne è andare avanti diritto dicendo "hanno vinto i sì". Ieri sera ho sentito qualcuno (del PDL ahimé, quelli che dovrebbero essere liberisti) dire: è come in democrazia, quello che conta è avere un voto più. E no caro wannabe premier,  nell'impresa la democrazia non c'entra nulla, è dannosa: vai a lavorare anche tu un po' prima di dire scemenze di questo tipo.  

I bisogni di molti...

2011-01-14 00:10:27 by Fabio Forno
Così diceva Spock in ne "L'ira di Khan" quando alla fine si sacrificava per salvare la situazione: "I bisogni di molti sono più importanti dei bisogni di pochi". Questa è una delle frasi che hanno più danni negli ultimi anni, crescendo una generazione di piccoli ignorantelli che l'hanno interpretata come lo scacco matto dell'individualismo. Se anche nel futuro utopico di Star Trek, dove c'è un nuovo tipo di società basato sull'assenza di scarsità , vale il principio per cui ci si deve sacrificare per il bene della comunità, vuol dire che ogni politica sociale, ambientale, quello che volete di tipo dirigista è giusta. Ci hanno creduto, ma non sanno leggere le situazioni: Spock ha detto quella frase per spiegare la *sua* scelta di sacrificarsi. Non ha deciso per altri e non lo avrebbe fatto molto prabilmente se ci fosse stata anche solo un'altra persona. L'atto di Spock è la sublimazione dell'individualismo: ognuno responsabile delle proprie azioni e libero di decidere cosa crede sia meglio finché non danneggia il prossimo. L'individualismo non è egoismo, non è incompatibile con la generosità, la comunione di intenti, la cooperazione, è incompatibile solo con una cosa: l'imposizione delle idee degli altri.