Useless Nations
2007-12-19 15:00:24 by Thomas JeffersonAdesso i progressisti italiani avranno di che essere contenti. La loro moratoria è stata approvata , alla fine della fiera non cambia nulla perché in pratica par di capire, dalla scheda del corriere, che si chiede, possibilmente di non applicarla, ma se si applica possibilmente quando è giusto applicarla, e minimizzando le sofferenze per i condannati.
Cui prodest? Credo che gli unici che possano essere vagametne interessati ad una risoluzione ONU siano proprio gli unici che quei criteri, bene o male, li rispettano (almeno dal '76, prima che Pastella e D'Ulema si svegliassero). Gli altri, cioé la maggioranza degli stati, rispetteranno questa moratoria più o meno come tutte le altre delle Useless Nations.
Cosa resterà? Alla fine, oltre al pippone governativo che anziché preoccuparsi dei cittadini innocenti del suo paese si preoccupa dei condannati degli altri paesi, resterà solo l'ennesimo precedente di un'immorale ingerenza (democratica, per carità) nelle faccende interne di altri stati. Cosa cui, l'ONU non è nuova, dato che, come ho segnalato in passato, ha anche da ridire sulla legislazione sull'aborto di alcuni paesi (in quel caso, troppo restrittiva).
Sono queste le sorti magnifiche et progressive?
Illuso, guardi come vendono bene questa grande vittoria: La moratoria per la pena di morte all’Onu è stato un piccolo passo avanti per l’uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità. Il fronte del boia è stato sconfitto. Prodi si è detto orgoglioso per l’Italia. La Cina ha avuto un attimo di terrore... (Il re dei grulli)
Mah, legga bene tutto. Il re dei grulli è sarcastico stavolta...
Interessante - e condivisibile - l'articolo di Osvaldo Baldacci su Metro di oggi (al solito non c'è la versione Web, ve lo riporto dal Pdf):
Applausi. Le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione per una moratoria della pena di morte nel mondo. È una cosa eccellente. Naturalmente ogni Stato continuerà a fare come gli pare. Comunque è un segno di tendenza e un’indicazione morale che in certi Paesi può avere un valore politico. Bene. Intanto chi parla più di Myanmar o Darfur? Che dire del pasticcio sul Kosovo? Chi ricorda le 60-70 altre crisi mondiali, dal Ciad allo Sri Lanka al Congo? Ma l’Onu non dovrebbe servire a mettere fine proprio a quelle violenze?
Ci siamo tutti emozionati per i monaci birmani, e poi? Forse bisognerebbe sapere che l’Onu non ha preso alcun provvedimento tranne mandare qualche inviato. Niente sanzioni, una blanda condanna verbale. Questo perché alcuni Paesi si oppongono, soprattutto per interessi economici: Cina e Thailandia, ma anche Francia. Intanto per la recente asta di pietre preziose gestita dal regime, c’erano 3.600 compratori di cui 2.285 stranieri, da Europa e Italia comprese, pare.
Intanto la repressione prosegue e i prigionieri politici sono ancora in carcere. Si continua a soffrire, morire e mancare di libertà in molti Paesi del mondo, membri importanti dell’Onu.
Metà degli Stati ha una concezione quanto meno “particolare” di diritti e democrazia. Viene da pensare che l’Onu allora non serva a niente. Quale successo può vantare in 60 anni di vita? Sempre frenata da interessi particolari, veti incrociati e scambi di favori, non interviene con autorevolezza a risolvere nessuna crisi. È praticamente sempre costretta all’inazione. Poi però viene sempre evocata quando ci si vuole nascondere dietro un dito, si vuole strumentalizzare una posizione, si vuole criticare l’azione di questo o quello Stato.
Mi sembrerebbe più costruttivo inquadrare meglio il senso dell’Onu: non un tribunale universale, non un governo del mondo, non un’autorità che possa imporre delle scelte politiche, ma un luogo di incontro e a volte di confronto fra tutti, anche fra chi di solito non si parla. Certamente non un oracolo da cui promana tutta la verità; non, speriamo, solo un costoso carrozzone burocratico di funzionari e pseudo esperti; ma un luogo che faciliti gli incontri e il lavoro comune di chi crede non nel valore di un’astratta neutralità, bensì in quello di una scienza e di una diplomazia asservite a nessun altro interesse che a quello dell’umanità. Un’aspirazione ideale di cui occorre però conoscere tutti i limiti reali.