A proposito degli spropositi

2007-11-19 19:34:03 by Luca Tagliaferri

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - Per punire un figlio colpevole di qualche marachella, un genitore non puo' costringerlo a scrivere ripetutamente frasi umilianti. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato la condanna ad un padre che aveva punito la figlia - sospettata di avere rubato un ciondolo alla sorella - facendole scrivere sul quaderno dei compiti, piu' volte la frase: 'io sono una ladra, non devo rubare'. Per la Suprema corte il genitore e' da condannare 'per abuso di mezzi di correzione e disciplina'.

 

Le uniche parole che mi sento di scrivere sono quelle proferite da un mio collega:

"Ma costui come si permette?" 

One Response to "A proposito degli spropositi"

  1. Bruno Gianardo Says:

    Ma l'articolo citato non è sufficientemente dettagliato. Pare che sia stata la maestra ad aver denunciato il comportamento del padre di una sua allieva. Peraltro costui era stato condannato addirittura a due mesi di reclusione (convertita in 2.280 euro di multa)!!! Le motivazioni addotte dai giudici (pfui) sono poi allucinanti: La Cassazione non si sofferma a fare chiarezza sul fatto che Federica avesse rubato o meno il ciondolo alla sorellina, ma punta l'indice contro quelle forme di 'educazionè e 'correzionè che possono avere «conseguenze rilevanti sulla salute psichica del soggetto passivo: dallo stato di ansia all'insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento».

    Ora, quando ero piccolo io, non solo una maestra non si sarebbe permessa di denunciare i miei se mi avessero punito, ma soprattutto le forze dell'ordine le avrebbero riservato il giusto trattamento nel caso si fosse presentata: un bel CALCIO IN CULO e tanti saluti! Certo che nella patria dell'INDULTO DI MERDA non ci si può certo aspettare che una misura molto più pesante di quelle inflitte in carcere non venga duramente stigmatizzata dalla magistratura...se il padre avesse poi provato a tirare un ceffone alla figlia avrebbero sicuramente chiesto la pena di morte che verso gli assassini è un abominio, ma quando ce vò ce vò!

    Cantiamo ora tutti in coro ai magistrati (seh) e agli insegnanti (magari): IMPARATE A LAVORARE, CAZZONI!!!

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